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Il clan della droga di via del Macello: il pesce piccolo urla in aula i nomi dei boss

Ennesima storia di droga in via del Macello. A parlare in aula un tunisino che si dichiara innocente davanti al pm Antonella Duchini, affermando: "Io non lavoro con loro". L'imputato ha denunciato la presenza di un clan dedito allo spaccio di eroina

Urla i nomi al microfono. Uno a uno. Sono i nome dei pusher appartenenti al suo giro, quello in via del Macello. Parla di clan, di famiglie e di fratelli che si spostano in coppia. “Io non lavoro più con loro”, dice a mani giunte. “Già, per loro è un lavoro…” esclama il pubblico ministero Antonella Duchini, quasi ironizzando.

“Io stavo con loro solo perché mi facevano gli sconti sulle dosi”. Grida, parlando a gran velocità. In aula il silenzio. La parola “roba” viene ripetuta più volte dall’imputato, come se gli servisse a farlo scagionare. “Me le facevano pagare 10 o 20 euro di meno. Capisce?”. Nessuno comprende.
“Io sono solo un tossicodipendente. Gli prestavo la macchina e loro in cambio mi facevano gli sconti. Ho smesso di spacciare tanti anni fa”. Poi il nome del capo per l’ennesima volta, B.A., queste le inziale. Il pm che chiede di ripeterlo. Poi la domanda: “Ma c’era qualche italiano nel giro?” Lui risponde: “Solo chi acquistava era italiano, gli spacciatori tutti tunisini”, come lui del resto.

“Ha altro da aggiungere?”. Immediata la risposta: “Solo che io non c’entro niente, ma proprio niente”. I secondini rimettono le manette all’uomo, arrestato per spaccio. Adesso spetterà alla Corte decidere se l’imputato con il giro di via del Macello: “Non c’entra niente, ma proprio niente”.

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