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Spaccia in mezzo ai ragazzi in attesa del bus e alla vista degli agenti minaccia di farsi esplodere come un terrorista

Afferma di essere un martire ed ex combattente dello Stato islamico. Espulso e processato per resistenza a pubblico ufficiale, minacce e possesso di droga. Era entrato in Italia con un permesso di soggiorno rilasciato dalla Germania

Spacciava droga in mezzo ai ragazzini in attesa dell’autobus a Fontivegge e quando lo arrestano inneggia allo Stato islamico e minaccia di farsi esplodere in un attentato.

Il tunisino, difeso dall’avvocato Teresa Giurgola, è accusato di “aver detenuto a fini di spaccio sostanza stupefacente di tipo hashish (un involucro di carta contenente 12,98 grammi circa suddivisi in 27 piccole stecche pronte per lo spaccio” di cui tentava di liberarsi al sopraggiungere degli agenti.

L’uomo, già espulso, è accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale perché “al fine di sottrarsi all’intervento” della polizia “e ad impedire la sua identificazione e successivo arresto, usava violenza e minaccia” nei confronti dei poliziotti “opponendosi agli stessi mediante continui tentativi di colpirli e successivamente minacciandoli, affermando più volte negli uffici di Polizia di essere stato combattente per lo Stato islamico in Siria e di essere un martire pronto a farsi esplodere a Perugia” e di “colpire in qualche modo la cittadinanza”.

In tribunale la vicenda è stata ricostruita, nei giorni scorsi, da uno degli agenti che hanno operato l’arresto, confermando al giudice che il tunisino era stato individuato, in mezzo ad un gruppo di ragazzi che attendevano l’autobus e con un cucciolo di cane in braccio, durante un servizio di controllo dell’area di Fontivegge il 31 maggio del 2016, e che alla vista degli agenti aveva lanciato “un pacchetto di colore rosso di quelli utilizzati per contenere il tabacco, ma con al suo interno della sostanza marrone porzionata in stecchette” e poi rivelatasi hashish.

Il poliziotto ha ricordato come si trattasse di “persona conosciuta” alle forze dell’ordine e ritenuta “persona socialmente pericolosa per i suoi modi violenti”. Lo straniero, infatti, si agitava subito e gli agenti erano costretti ad ammanettarlo, mentre lo stesso iniziava ad urlare in arabo e a scalciare. In tasca aveva anche 5 euro, un telefono, tre schede sim per cellulare, una carta ricaricabile.

Condotto in Questura non accennava a calmarsi, cercando di colpire gli agenti in più occasioni e minacciando di farsi esplodere, visto che aveva già combattuto per lo Stato islamico in Siria ed era un martire. A quel punto scattava il fermo e poi l’arresto disposto dal pubblico ministero Massimo Casucci in attesa della direttissima.

L’agente ha anche confermato che lo straniero era stato arrestato il 4 aprile del 2016 per il possesso di 81 grammi di eroina e 3 grammi di cocaina; il 14 maggio del 2016 era stato denunciato per detenzione di stupefacenti; il 28 maggio del 2016, infine, era stato denunciato per possesso di un coltello.

Tra la direttissima e la prosecuzione del processo lo straniero è stato espulso e rimpatriato. In Italia era entrato tramite permesso di soggiorno europeo rilasciato dalla Repubblica federale di Germania in scadenza il 9 giugno del 2016.

Il cucciolo di cane, sprovvisto di microchip è stato affidato, invece, al servizio veterinario dell’Asl e poi dato in affido.

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