Sospettato di spaccio e condannato per rapina chiede il permesso di soggiorno per motivi di lavoro

La Questura prima e il Tribunale amministrativo poi respingono la richiesta dello straniero giunto in Umbria tramite ricongiungimento con il padre: prevale la sicurezza pubblica

Chiede il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, ma la Questura lo respinge. E anche con il ricorso al Tribunale amministrativo regionale la situazione non migliore.

Protagonista della vicenda un cittadino straniero, difeso dagli avvocati Suzana Korriku e Silvia Cutini, al quale la Questura ha notificato il rigetto l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno che gli era stato rilasciato nel 2003 in virtù di ricongiungimento familiare con il padre. Contro tale decisione lo straniero si è rivolto al Tar.

Davanti ai giudici amministrativi la Questura ha insistito sul mancato rinnovo depositando gli atti che hanno portato a tale decisione: avviso orale del Questore adottato nei confronti “del ricorrente per il sospetto che traesse in parte sostentamento da attività illecite, legate a condotte lesive delle norme in materia di sostanze stupefacenti” e per una condanna “del ricorrente da parte del Tribunale Penale di Perugia per i reati di rapina e lesioni personali”. Secondo la Questura “seppure l’interessato sia stato oggetto di ricongiungimento familiare dal padre nel 2003 … la condotta illecita e violenta tenuta dal richiedente, peraltro non mitigata da alcuna giustificazione, legittima l’azione resistente di questa pubblica amministrazione all’ulteriore permanenza del medesimo sul territorio nazionale nel pubblico interesse, avendo quest’ultimo maggiore rilevanza rispetto ad ogni interesse personale e familiare dello stesso”. Cosa che porta con sé anche l’espulsione dal territorio nazionale.

Secondo i giudici amministrativi il ricorso dello straniero non è fondato. Pur di fronte al diritto del ricongiungimento familiare, bisogna considerare come prevalente “l’interesse della collettività alla tutela dell’ordine pubblico e della pacifica convivenza”, cosa che contrasta con lo spaccio di droga e la rapina. Tanto più che “l’episodio penalmente rilevante oggetto di condanna da parte del Tribunale di Perugia non risultava un evento isolato, stante la contiguità del … con ambienti criminali, rilevata dalla Questura già l’anno precedente, in occasione dell’avviso orale”.

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L’unica concessione del Tar, vista “la sussistenza dei presupposti amministrativi e reddituali”, è stata quella del patrocinio legale a spese dello Stato.

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