Daspo urbano non ferma una ladra incallita, sopresa mentre tenta l'ennesimo furto

La donna fermata dalla polizia mentre tentava di scassinare un portone a Città di Castello, luogo dove non poteva trovarsi visto l'ordine del questore

Furti a raffica in quel di Città di Castello e una lunga serie di condanne che hanno portato all’emissione del divieto di fare ritorno nel Comune di Città di Castello per la durata di 3 anni.

Destinataria del provvedimento una signora, di etnia rom e con cittadinanza italiana. La donna, difesa dall’avvocato Gianni Dionigi, ha contestato il provvedimento e fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale.

Il provvedimento del questore, emesso dopo una “denuncia pendente nei confronti … per un tentato furto in abitazione” e in considerazione “che a carico della stessa sussistevano precedenti penali e di Polizia anche reiterati quali furto con destrezza, furto in abitazione e reati in materia di rifiuti non autorizzati”, è stato contestato in quanto la donna non rappresenterebbe un pericolo “sociale”.

Secondo i giudici amministrativi “qualora le persone indicate nell'articolo 1 siano pericolose per la sicurezza pubblica e si trovino fuori dei luoghi di residenza, il questore può rimandarvele con provvedimento motivato e con foglio di via obbligatorio, inibendo loro di ritornare, senza preventiva autorizzazione ovvero per un periodo non superiore a tre anni, nel comune dal quale sono allontanate”.

Nel caso specifico la donna costituisce un pericolo sociale, desumibile “attraverso il riferimento ai precedenti della stessa, penali e di polizia, dai quali risulta come essa sia dedita alla commissione di reati contro il patrimonio, in relazione ai quali veniva, tra l’altro, allontanata da una pluralità di comuni umbri”. Vista la fedina penale, inoltre, il provvedimento rientra tra quelli che vengono presi “sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi” e per “coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose”.

La pericolosità, infine, non è data dal fatto che la donna si trovasse a Città di Castello pur non dovendovisi trovare, ma perché sorpresa “mentre si trovava nell’indicata città, quale autrice della manomissione della serratura d’ingresso di un’abitazione, in relazione alla quale la ricorrente era altresì stata denunciata per tentato furto” così come riconosciuta dalla polizia intervenuta e dalla proprietaria di casa.

La decisione del Tar, quindi, è di conferma del provvedimento del questore e di pagamento delle spese processuali.

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