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Imprenditori umbri contro il nuovo Soprintendente: "Totale chiusura verso nuovi progetti"

Confindustria Umbria e Ance Umbra sollecitano il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo affinché si possa trovare al più presto una qualche soluzione

Duro attacco da parte di Confindustria Umbria e Ance Umbra che, senza mezzi termini, hanno puntato il dito contro le diverse Soprintendenze e, in particolare, quelle nell’ambito dei procedimenti per l’approvazione di progetti da realizzare in zone interessate da vincolo paesaggistico.

Secondo, infatti, le due associazioni di categoria: “Le difficoltà e gli ostacoli frapposti dalla nuova Direzione della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria non si limiterebbero, peraltro, all’autorizzazione di singoli interventi, con il rischio concreto di veder pregiudicati finanziamenti pubblici, nazionali ed europei, già assegnati e che a breve potrebbero essere revocati, ma giungerebbero addirittura a “bloccare” lo sviluppo e la riqualificazione di importanti aree del territorio regionale, avviando ulteriori procedimenti per l’apposizione del vincolo paesaggistico e ambientale, come nel caso del Comune di Marsciano già interessato dall’azione di ricostruzione post terremoto”.

Ma le accuse non finiscono qui: “Dall’avvento in Umbria del nuovo Soprintendente, non solo le Amministrazioni comunali, ma anche gli imprenditori dei diversi settori industriali che operano in Umbria, hanno potuto riscontrare un atteggiamento di pressoché totale chiusura di fronte a qualsiasi progetto che intervenga sul territorio.

Confindustria Umbria e ANCE Umbria, pur consapevoli del ruolo fondamentale svolto dalla Soprintendenza ai fini della tutela dell’inestimabile patrimonio monumentale e paesaggistico della nostra regione, esprimono tuttavia forte preoccupazione per la situazione che si è venuta a verificare in questi mesi, dove un’articolazione periferica dello Stato, sorda a qualsiasi legittima istanza di sviluppo proveniente dal territorio, sembrerebbe attenta unicamente a conservare, per non dire cristallizzare, un contesto urbano e ambientale non suscettibile di ulteriori modifiche”.

Le due Associazioni evidenziano quindi tutto il disagio del mondo imprenditoriale rispetto ad un quadro burocratico-amministrativo che rischia di frustrare le oramai ben poche iniziative in itinere e che, in un momento di crisi drammatico come quello attuale, non può essere più accettato. Confindustria Umbria e Ance Umbra sollecitano dunque il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo affinché, sulla base delle diverse segnalazioni provenienti dalle istituzioni locali e dal mondo imprenditoriale, si possa trovare al più presto una qualche soluzione a questa vicenda tanto insostenibile quanto capace di creare un danno smisurato ad un’economia umbra tuttora in grande difficoltà.

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