Cronaca

Nonnina di 97 anni in tribunale per truffa con i fondi del terremoto, ma alla fine vince lei

La Procura contabile le contesta di aver preso i soldi per l'autonoma sistemazione pur non essendo residente. I giudici della Corte dei conti: "Accuse non provate"

Nonnina di 97 anni portata in tribunale per aver preso il contributo per l’autonoma sistemazione senza averne diritto; ma alla fine del processo viene prosciolta e le devono pagare anche le spese legali.

La signora, difesa dall’avvocato Valentino Angeletti, è stata citata dalla Pocura contabile dell’Umbria per l’indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione, erogato a seguito dell’evento sismico del 24 agosto 2016 a coloro i quali avevano subito la distruzione o l’inagibilità dell’abitazione. Ricevendo 1.000 euro come primo contributo, poi 2.127,02 e, infine, altri 3.200 euro.

A causa di alcuni problemi di salute, però, la donna si era trasferita a casa di un nipote nel Lazio, mantenendo la residenza a Norcia.

Per la Procura contabile, però, la signora aveva deliberatamente attestato il falso in quanto non abitava, neanche prima del sisma nell’abitazione di Norcia, ma sempre dal nipote nel Lazio.

La prova risiedeva nei consumi bassi di energia elettrica e di acqua, non compatibili con una residenza quotidiana. Tanto che le costava anche un procedimento penale per truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica.

La signora ha affermato di vivere a Norcia per 8/9 mesi l’anno e di passare nal Lazio solo l’inverno. L'istanza per l'accertamento dello stato di invalidità civile è stata richiesta ed ottenuta presso la Asl della Regione Lazio soltanto dopo che per tre volte era stata presentata presso la Asl del comprensorio della Valnerina, come da documentazione prodotta al Comune di Norcia e respinta.

La richiesta di contributo di autonoma sistemazione, inoltre, le era stata consigliata dagli stessi funzionari e amministratori del Comune di Norcia al fine di “sganciarsi” dal sistema di protezione.

Per i giudici contabili l’identità tra la residenza anagrafica e la dimora abituale si presume e sta alla Procura provare il contrario. E da quanto depositato dalla Procura, il raggiro non appare provato, soprattutto se i consumi sono parametrati su quello Istat del 2012, “scarsamente attuale”. Tra l’altro “l’importo della media giornaliera dello specifico mese di agosto 2016 (9.68 kw) pare confermato che la convenuta dimorasse effettivamente nell’abitazione alla data del sisma, come dalla medesima sostenuto”.

Nel 2016 la signora, inoltre, aveva il medico di famiglia a Norcia e che ha goduto di prestazioni sanitarie non soltanto a Roma e ad Albano Laziale, ma anche a Norcia e Terni.

Anche il versamento del contributo depone a favore della signora, avendo il conto in una banca di Norcia.

Da qui la decisione dei giudici contabili di respingere la richiesta di condanna della Procura contabile e di liquidare le spese processuali a favore dell’anzian signora.

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