A rischio il diritto all'aborto in Umbria: "Troppi obiettori bloccano le richieste"

Ad intervenire questa volta sul discutissimo diritto all'aborto è il sindacato della Cgil Umbria che in un comunicato stampa mette nero su bianco le contraddizione presenti in Umbria sull'interruzione di gravidanza

Aumentano gli obiettori di coscienza e diminuiscono gli aborti, mettendo così in discussione un diritto, quello all’aborto che da anni fa discutere, sancito con il referendum abrogativo del 1981. A quarant’anni da quella persa di posizione degli italiani, la Cgil torna sull’argomento, approvando un ordine del giorno nel quale si evidenziano le forti criticità della situazione per le donne che vogliono ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza.

In una nota stampa del sindacato si legge: “Le difficoltà nell'accesso alle Ivg, peraltro dimezzate in trenta anni sono dovute all'aumento delle obiezioni di coscienza (+17,3% dal 1983 a oggi) e ad una ‘inadeguata’ distribuzione del personale nelle strutture sanitarie. Insomma mentre diminuisce il ricorso agli aborti in tutte le fasce d’ età e per la prima volta anche tra le donne straniere, continua ad aumentare la scelta dell’obiezione di coscienza, che in Italia, ma anche in Umbria, ha raggiunto la percentuale del 70%. A volte questa scelta non dipende da questioni etiche o religiose quanto da aspetti organizzativi e professionali fortemente penalizzanti”.

Un argomento complesso dato che a parere del sindacato dato che la “legge non prevede un’obiezione di coscienza di struttura”, ma “ogni struttura pubblica o del privato accreditato (sia essa un ospedale o un consultorio) dev’essere dunque obbligata ad applicare la legge. Solo a fronte di questo impegno può essere concesso l’accreditamento”

A entrare nuovamente in scena anche la RU 486, di fatto mai regolamentata dalla Regione Umbria. Ed è proprio la Cgil a chiedere: “di prevedere la somministrazione della pillola abortiva, offrendo così  una modalità alternativa a quella chirurgica meno invasiva , che negli altri Paesi europei avviene con modalità di trattamento ambulatoriale e domiciliare”.

In Umbria sono infatti solo tre gli ospedali (Narni, Amelia e Orvieto) che assicurano sperimentalmente il trattamento. “Occorre superare polemiche e resistenze non più tollerabili – continua la Cgil - Chiediamo, inoltre, che si ridia ruolo e centralità ai consultori familiari: un servizio fortemente voluto dalle donne e connesso con i loro diritti. Nella nostra regione, realtà diffusa ma disomogenea nel territorio, a volte ingabbiati in una attività solo ambulatoriale e con personale ridotto all’osso”.

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