Si fingeva una ragazzina per adescare minorenni sui social, incastrato dalla Polizia postale

L'uomo è finito sotto processo per adescamento di minore, prostituzione minorile, possesso di materiale pedopornografico e accesso abusivo ai profili di almeno tre bambine

Adesca una minore su internet fingendosi una coetanea e la convince a farsi mandare delle foto svestita, poi le ruba il profilo e lo utilizza per irretire altre ragazzine. E finisce davanti al giudice per prostituzione minorile, adescamento di minori, possesso di materiale pedopornografico e accesso abusivo ad un sistema telematico.

L’uomo, un giovane umbro, secondo la Procura di Perugia avrebbe chattato “mediante il sociale network Facebook con la minore ...”, cioè una bambina di dieci anni all’epoca dei fatti nel maggio del 2014 (il processo si è aperto solo quest’anno), “utilizzando il falso profilo … pertanto, celando la propria identità e facendo credere alla predetta di dialogare con ‘una coetanea’, infine esortandola ad inviargli due immagini pedopornografiche che la ritraevano in indumenti (della parte superiore del corpo), in posa erotica, utilizzava la predetta minore per produrre materiale pedopornografico”.

Il reato di accesso telematico abusivo, invece, si sarebbe verificato “mediante l’utilizzo del falso profilo … attraverso comunicazioni telematiche intercorse mediante il social network Facebook con la minore … avendo da questa ricevuto le credenziali di accesso al suo profilo Facebook … si introduceva nel predetto profilo e vi si intratteneva, contro la volontà della … che non riusciva più ad accedervi e, utilizzando tale profilo, realizzava” il reato di adescamento di altre bambine.

Sempre secondo la Procura l’uomo “utilizzando abusivamente il profilo di … e chattando mediante il social network con le minori … spacciandosi” per la bambina proprietaria del profilo sociale “nonché amica delle persone offese, mediante lusinghe, allusioni, carpendo la fiducia delle minori, anche chiedendo loro di inviargli fotografie di contenuto erotico” le adescava per poi utilizzare tali immagini per realizzare materiale pedopornografico.

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I genitori delle bambine, residenti fuori regione, scoprivano tutto e denunciavano l’accaduto alla Polizia postale, costituendosi parte civile nel procedimento tramite l’avvocato Andrea Galmacci.

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