Fatture false per 2 milioni, ma i complici non gli pagano l'Iva e lui denuncia tutto alla Finanza

Imprenditore perugino si autoaccusa e rifiuta il patteggiamento troppo "morbido" e chiede di andare in carcere con l'auto della Guardia di finanza

“Buongiorno, la Guardia di finanza?”.

“Sì, dica pure”.

“Senta, io ho fatto diverse fatture false, ma chi le ha ricevute non mi ridà indietro i soldi, quindi vorrei denunciarli”:

Immaginare come sia finita è molto facile, ma siccome la storia nasce al contrario, anche il prosieguo non può che essere particolare, ai limiti dell’assurdo.

Protagonista della vicenda un perugino, difeso dall’avvocato Saschia Soli, che ha chiamato la Guardia di finanza ammettendo, candidamente, di aver prodotto fatture false, ma che nessuno gli aveva ripagato l’Iva. Per recuperare i soldi, quindi, chiedeva l’aiuto dei militari. Due milioni di fatture false equivalgono a 440.000 euro di Iva da recuperare.

I militari avevano ascoltato attentamente e invitato l’uomo a presentarsi per ricostruire la vicenda. Immancabile era scattata la denuncia e il procedimento penale. Un procedimento condotto sul limite del paradosso, dell’assurdo, a parti invertite: con l’imputato che vuole a tutti i costi andare in galera e la pubblica accusa che cerca di salvarlo. L’imputato che vuole due anni di condanna e non i nove mesi proposti dal pubblico ministero in fase di patteggiamento.

Alla fine l’accordo è stato raggiunto, con tanto di accompagnamento a Capanne con un’auto della Guardia di finanza. Poi l’uomo è tornato in libertà.

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