Furti, rapine e botte, sgominata la gang che terrorizzava i ragazzini in corso Vannucci o nei centri commerciali

Aggressioni e minacce con il coltello per rapinare cellulari e felpe di marca. Tre maggiorenni davanti al giudice per l'udienza preliminare

Minacce, botte e rapine. Erano tutti minorenni, o appena maggiorenni, ed erano diventati il terrore dei ragazzini che frequentavano il centro storico, un centro commerciale a Corciano e altri luoghi di ritrovo giovanile. Zaini di marca, cellulari, felpe costose, erano i bersagli preferiti. In tasca anche un coltello per far capire che non scherzavano. Il gruppetto di ragazzini italiani e stranieri era stato individuato dalle forze dell’ordine quando i colpi da situazione d’allarme erano diventati abitudine. La baby gang era finita in strutture-comunità i minori e agli arresti domiciliari i maggiorenni.

Gli investigatori avevano faticato a far luce sul fenomeno, anche perché le vittime avevano paura di ritorsioni e si mostravano reticenti. Poi le prime ammissioni (“... faceva parte del gruppo che ci aveva accerchiato... ci obbligavano a consegnargli i soldi e ci minacciava di non raccontare nulla perché altrimenti sarebbero venuti tutti sotto casa a cercarci”, ancora “... ci ha chiesto di consegnargli i soldi e a lo percuoteva con uno schiaffo”, oppure “veniva colpito con uno schiaffo, mentre ... afferrato per il collo”.), i video delle telecamere di sorveglianza dei centri commerciali e, alla fine, la banda era finita nelle mani delle forze dell’ordine.

Dei sette che erano stati fermati, tre sono finiti davanti al giudice per l’udienza preliminare, difesi dagli avvocati Emanuela Rondoni, Gemma Paola Bracco e Paolo Bartoli, tre ragazzi, un italiano e due magrebini devono rispondere dell’accusa di rapina perché “in concorso tra loro e con altri soggetti di cui uno minorenne e due non identificati, mediante violenza si sono impossessati di uno zaino North Face contenente una felpa Nike, un paio di scarpe Decathlon, un cappello di lana DC e uno skateboard ancorato allo zaino mediante delle corde”.

Un altro capo di imputazione riguarda le lesioni per aver “aggredito e pestato un ragazzo al fine di rapinarlo, provocandogli lesioni consistite in una contusione al sopracciglio destro e una piccola ferita con abrasione allo zigomo e una contusione al labbro inferiore”. La persona offesa si è costituita parte civile tramite gli avvocati Marco Brusco e Giuseppe De Lio.

I tre imputati sono stati rintracciati grazie alla denuncia delle vittime e ad un attento monitoraggio dei profili social: uno degli imputati è stato rintracciato dopo aver postato la foto della sua patente appena conseguita con tutti i dati identificativi in chiaro. Per due ragazzi i stranieri, inoltre, è emerso che erano stati lasciati soli in Italia dai genitori, rientrati in patria e senza una data precisa di ritorno. L'udienza è stata rinviata a novembre per un difetto di notifica.

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