Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Circolo culturale usato come copertura dello spaccio, blitz della Guardia di finanza a Ponte San Giovanni: 13 misure cautelari

Pattuglie a terra ed elicottero in volo da questa mattina per un'operazione alla periferia di Perugia. Sgominata una banda: il capo era ai servizi sociali per precedenti per droga. Lo stupefacente nascosto nei boschi

Un elicottero che gira da stamattina presto su Ponte San Giovanni e diversi equipaggi della Guardia di finanza impegnati nei controlli a terra.

Si è svegliato così il popoloso quartiere perugino al centro, quindi, di un’operazione da parte dei militari della Finanza.

Circolo culturale etnico trasformato in centrale del confezionamento e dello spaccio di droga. È quanto hanno scoperto i finanzieri del Comando Provinciale di Perugia, su delega della Procura guidata da Raffaele Cantone, e che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia, nei confronti di 13 persone, di cui 8 destinatarie di custodia cautelare in carcere, 2 della misura degli arresti domiciliari e 3 dell’obbligo di dimora, unitamente ad un decreto di sequestro preventivo di autoveicoli e disponibilità finanziarie.

L’operazione sta riguardando uno stabile in via Adriatica e alcuni locali etnici della zona. I residenti della zona chiamano quel luogo la “fumeria” e periodicamente in molti hanno chiesto un intervento.

VIDEO - Centrale di spaccio camuffata da circolo culturale: operazione antidroga della Guardia di finanza

Le indagini, avviate nel 2020 dalla Sezione G.O.A. del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Perugia, sotto la guida della Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, sono state condotte mediante intercettazioni telefoniche, ambientale e telematiche, l’impiego di sistemi di localizzazione satellitare e di videoripresa. Dalle attività di indagine è emersa una realtà associativa molto attiva nel traffico di stupefacenti. Una banda composta da cittadini marocchini e tunisini, albanesi, nigeriani e da un italiano, dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti – hashish, cocaina ed eroina – con base logistica ed operativa in un circolo privato, costituito in associazione culturale, ubicato nel popoloso quartiere di Ponte San Giovanni ed utilizzato quale “copertura” per i traffici illeciti.

A capo della banda un cittadino di nazionalità marocchina, dimorante ad Umbertide, già al centro di indagini sempre nel mondo dello spaccio di stupefacenti ed attualmente affidato in prova ai servizi sociali, il quale attraverso un connazionale, residente a Torino, si approvvigionava di notevoli quantità di hashish che, tenute occultate in aree di campagna ed impervie zone boschive, venivano, di volta in volta, immesse sulle principali piazze di spaccio di Perugia e della provincia, attraverso una ben consolidata rete di pusher.

Nel corso dell’attività investigativa, sono stati effettuati numerosi interventi operativi, con l’arresto, in flagranza del reato di detenzione di stupefacenti, di 5 persone ed il sequestro di ingenti quantitativi di droga e denaro contante. Inoltre, sono stati documentati almeno 70 episodi di cessione al dettaglio con la relativa segnalazione degli acquirenti all’autorità prefettizia.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto le misure cautelari avendo rilevato che "l’accertata esistenza di una ben articolata rete associativa criminale rende di palmare evidenza, sotto il profilo delle modalità e circostanze di fatto, la sussistenza del pericolo concreto che gli indagati, ove liberi, possano reiterare condotte criminose analoghe (…) La quotidianità delle interrelazioni tra gli indagati, la sistematicità e l’abitualità nel trattare gli affari illeciti aventi ad oggetto la movimentazione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti costituiscono circostanze sintomatiche di una peculiare ed incessante proclività a delinquere e di una particolare dedizione allo spaccio intesa come attività dalla quale trarre la propria fonte di sostentamento, unica o prevalente, cosicché è difficilmente ipotizzabile che l’attività dell’associazione investigata sia allo stato cessata".

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