Sfilate "en désabillé" al Duomo. Turisti rumorosi durante le liturgie e in abbigliamento inadeguato

La denuncia raccolta e verificata dal nostro Inviato Cittadino a Perugia

Sfilate en désabillé in cattedrale. Turisti disinvolti entrano chiassosamente, perfino durante le liturgie, in abbigliamento inadeguato al luogo e alle circostanze. Ne abbiamo visti gruppi consistenti parlare e scattare foto (comportamento proibito) anche ieri, durante la liturgia delle 11:00, celebrata dal neo canonico don Luca Bartoccini. Quattro/cinque fedeli partecipavano alla Messa, nel clima di distrazione generale. E se qualcuno, metti caso, andasse in chiesa “solo” per pregare? Certo è che non troverebbe – specie in questi giorni – l’ambiente adatto. Uno spettacolo sconveniente di tante giovani donne che passeggiano in hot paints, molto short e parecchio hot. Con assoluta nonchalance. Non siamo alla movida di Riccione, ma la differenza delle mise è poca.

Ricordo che, qualche anno fa, un maturo sagrestano si avvicinava con discrezione alle signore e signorine che entravano in cattedrale con abbigliamento poco consono. Le invitava a ridimensionare l’esibizionismo e a coprirsi. In più di un’occasione, non è mancato chi rispondesse con arroganza. Mi si dice che, in Assisi, alcune riottose (o scandalose?) vengano dotate di un pareo, per coprirsi in alto o… in basso. Un rischio in epoca di coronavirus! Perché anche le “grazie” femminili, se implorano la grazia, lo facciano almeno “con grazia”.

In San Lorenzo c’è, sul lato piazza Grande, un manifestino con simboli che invitano a tenere comportamenti consoni e abbigliamento rispettoso del luogo e delle circostanze: no telefonini, no cani, no foto (lo stesso Inviato Cittadino, che si valeva del diritto di cronaca, è stato giustamente redarguito per aver scattato una foto, che evita di mettere in pagina, accettando il rilievo del solerte Enzo, capo sagrestano). Su un avviso, delle immagini simboliche eloquenti fanno anche riferimento all’abbigliamento, invitando all’uso del buon senso e della discrezione. Ma come si fa a “controllare” gli inadempienti? Toccherebbe mandarne via la metà. Ma ormai, specie per l’abbigliamento, è tutta roba da parrucconi formalisti. Vuoi mettere la libertà, e l’impudenza, di entrare in ciabatte e calzoncini? Mancanza di rispetto? Forse semplice insipienza e difetto di sensibilità. 

Mala tempora currunt! O tempora, o mores! (frase ciceroniana delle Verrine e delle Catilinarie). Battute da non riesumare. Praticamente: fiato sprecato in inutili predicozzi. Che fare? Impedire l’accesso ai turisti durante le celebrazioni. E, perché no?, mettere un ticket supereconomico di 1 euro a quanti hanno piacere di visionare la Deposizione del Barocci, la Cappella del Santo Anello e le altre emergenze storico-artistiche in cattedrale. Con quei soldini, si potrebbe manutenere qualche opera. Per concludere con leggerezza, mi piace proporre di seguito una composizione del decano dei poeti perugini, Nello Cicuti (persuaso credente), che ironizza con garbo sulla questione. Spero costituisca occasione di divertimento, ma anche di riflessione.

EQUIVOCO
Sapete che nun s’entra a sta maniera? / Je fece l prete ta na signorina / ntoppata col ‘du pezzi’ na matina / drént al la chiesa per fa na preghiera; / tuquì ce s’entra solo con onore / perché quist’è la Casa del Signore. // Scusate, reverendo, nnun sapevo / che col ‘du pezzi’ era proibito / e troppo, troppo tardi ho capito / che quillo che ho fatto nun dovevo; / comunque per levamme da ste nòje / me dica… quale pezzo devo tòje.

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