Sesso, ricatti e suicidio in parrocchia: preso un complice perugino, due ancora latitanti

La Squadra Mobile e i carabinieri - le indagini sono coordinate dal Pm Petrazzini - sono risaliti a tutti i nomi del sodalizio criminale che hanno dato vita a questa complicata e squallida storia che si è svolta nella parrocchia di Capocavallo

E' stato identificato ed arrestato uno dei complici Ion Ciurar, romeno, accusato di aver derubato, ricattato (dopo una storia di sesso) il prete Don Franco Bucarini che dopo questi fatti si è ucciso. La Squadra Mobile e i carabinieri - le indagini sono coordinate dal Pm Petrazzini - sono risaliti a tutti i nomi del sodalizio criminale che hanno dato vita a questa complicata e squallida storia dove una persona ha perso la vita. In manette è finito un perugino di 33 anni: si tratta Andrea Marini che è stato arrestato nella sua abitazione e poi trasferito al carcere di Capanne. Sono latitanti due stranieri sulle cui tracce si trovano sia Polizia che Carabinieri.

LA STORIA - Lo scorso 15 settembre, Don Franco, parroco della chiesa di Capocavallo, aveva sporto denuncia nei confronti di CIURAR Ion, rumeno ventiduenne: il giovane, secondo il racconto del parroco, lo avrebbe raggirato accusandolo di aver fruito di sue prestazioni sessuali e pertanto pretendendo, per sms, il pagamento di 4mila euro in cambio del suo silenzio. L’estorsore era riuscito a sottrargli una catenina in oro con crocifisso con la complicità di altri compari.

Nei messaggi estorsivi, va ricordato, il giovane dichiarava falsamente di essere minorenne per poter così indurre il parroco a cercare a tutti i costi il suo silenzio, evitando uno scandalo ancora più grande di quello che stava crescendo in quei giorni. Il prete, proprio in concomitanza temporale con l’udienza di convalida del fermo del suo ricattatore, si è tolto la vita.

LE INDAGINI - Polizia e Carabinieri, d’intesa con il Pubblico Ministero titolare del procedimento, hanno svolto congiuntamente le indagini volte non solo a ricostruire il fatto, per il quale gli elementi di prova sono risultati immediatamente incontrovertibili, ma hanno allargato il “cerchio” in modo da accertare che il CIURAR aveva due complici.

Lo hanno accompagnato a casa di Don Franco quando ci fu l’incontro tra i due e si sono divisi il furto della collanina in attesa dei 4mila euro. Decisive le attività di intercettazione telefonica alle quali sono state sottoposte alcune utenze, in particolare quella del CIURAR: sulla base del contenuto delle sue telefonate e di altri riscontri diretti ed incrociati operati dagli investigatori, è stato dato un nome ai due complici.

I DUE COMPLICI - Uno dei due complici è MARINI Andrea, trentatreenne pluripregiudicato perugino, l’altro è attualmente latitante in Romania. Avevano preso di mira il povero sacerdote ben sapendo della disponibilità economica e di preziosi nella sua disponibilità. 

LA TERZA COMPLICE - Dall'indagine è saltata fuori anche una terza figura, non meno importante, che è stata decisiva nella vicenda: si tratta di una giovane Rom, molto vicina agli altri tre soggetti coinvolti. Il suo ruolo è stato quello di provvedere alla vendita del monile, presso un compro-oro perugino.

I PRECEDENTI - Il Rom ancora latitante, è pluripregiudicato ed annovera precedenti di vario tipo; in particolare nel 2005 fu destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio dello Stato, poi evidentemente disatteso. Nel luglio successivo, insieme ad alcuni suoi familiari, venne denunciato dalla Polizia per il reato di “invasione di edificio” in quanto il gruppo familiare, in maniera del tutto arbitraria, aveva occupato i locali di una scuola di Montegrillo (Pg).

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Andrea Marini, vecchia conoscenza delle forze di polizia di Perugia, ha trascorsi giudiziari per violazione della legge sugli stupefacenti, furto aggravato, evasione, favoreggiamento alla prostituzione e falsità.

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