Coldiretti, l'umbro Sergio Marini confermato presidente nazionale

Sergio Marini è stato confermato alla guida dell'associazione di categoria degli agricoltori. Ha difeso il made in Umbria e il made in Italy dalle truffe e cineserie

Grande soddisfazione viene espressa dal Presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti, da quelli di Perugia e Terni, Panichi e Manni e dal Direttore regionale Bertinelli, per la conferma di Sergio Marini, per il secondo mandato, alla guida della Coldiretti nazionale. Marini è stato eletto per altri quattro anni dall’Assemblea elettiva partecipata dai presidenti regionali e provinciali e dai rappresentanti dei movimenti, che lo ha eletto all’unanimità, con scrutinio segreto. Nato a Terni il 27 luglio 1964 è laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Perugia.

Le sue capacità e la sua determinazione dimostrate in tutti questi anni - commenta Agabiti - fanno di lui un grande Presidente che anche in futuro continuerà a valorizzare l’agricoltura, garantendo alle imprese nuove opportunità di sviluppo e reddito.

In occasione dell’assemblea è stato presentato uno studio sulla rappresentatività, dal quale emerge che sono oltre 1,6 milioni gli associati alla Coldiretti che in aggiunta alle loro famiglie rappresentano il sistema di riferimento della principale organizzazione agricola italiana ed europea.

Siamo di fronte ad una accresciuta attenzione per il settore primario - ha affermato tra l’altro Marini nel suo intervento - che parte da una società civile che crede  e sostiene il nuovo modello agricolo portato avanti dalla Coldiretti che contribuisce in misura determinante alla crescita sostenibile del Paese. La gente ha ben presente l’importanza dell’agricoltura  e la politica ne sta prendendo atto riconsiderandone il ruolo e le potenzialità. Il nostro progetto - ha proseguito Marini - mette al centro l’impresa legata al territorio che fa della qualità e della creatività il suo punto di forza per competere sui mercati, ma anche una lotta spietata ai “furbetti” dell’agroalimentare che fanno affari con il falso Made in Italy.

Il modello di sviluppo che vogliamo per la nostra agricoltura trae quindi nutrimento dai nuovi punti di forza del Paese. Nel fare un bilancio degli ultimi quattro anni - ha detto il Presidente dell’Organizzazione - possiamo affermare che ne esce una Coldiretti rafforzata sul piano organizzativo e sul piano della rappresentanza ed emerge soprattutto il dato interessante del ritorno dei giovani in agricoltura e della speranza che essi hanno di avere un futuro nel settore.

Dieci anni fa agricoltura significava soltanto problemi sociali, problemi ambientali, costo per il Paese. Oggi - ha puntualizzato - quelli che erano problemi sono diventati delle opportunità. L’agricoltura si è inventata un nuovo modello di sviluppo basato sulla piccola e media impresa, sul prodotto fortemente legato al territorio, distinguibile in quanto riunisce in sé tutti i punti di forza del Paese come il paesaggio, l’innovazione e la creatività e li aggiunge come valore aggiunto a prodotti e servizi. C’è un problema di reddito di cui conosciamo le cause che sono legate alla crisi economica e al calo dei consumi che speriamo, anche se siamo poco fiduciosi, possa iniziare a superarsi alla fine di quest’anno, al furto di valore nella filiera e al furto di identità dei nostri prodotti.

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E’ per tale motivo - ha sostenuto Marini - che abbiamo avviato da tempo il progetto di filiera agricola italiana con risultati soddisfacenti, basato sui due marchi di “Campagna amica” e “Filiera agricola italiana”, che ha come obiettivo di accorciare la filiera e di valorizzare e promuovere nel nostro Paese e nel mondo l’Italia vera, e abbiamo avviato una grande battaglia contro le contraffazioni e le sofisticazioni, puntando sulle garanzie che possono essere date da una corretta etichettatura del prodotto.

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