Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Intesta case, appartamenti e azioni a prestanome per non pagare le tasse: professionista indagata e sequestrati 600mila euro

La donna ha un lungo curriculum di truffe alle banche, usura, emissione di fatture false, gestione di sale giochi illegali ed esercizio abusivo della professione di mediatore finanziario

Intesta beni immobili e quote societarie ad un “testa di legno” per commettere reati fiscali e non pagare le tasse, ma viene scovata dalla Guardia di finanza e scatta il sequestro per 600mila euro di valore.

I militari del Gruppo investigazione criminalità organizzata del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Perugia, su delega della Procura perugina, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, nei confronti di una imprenditrice, di origini piemontesi, ma stabilmente residente nel capoluogo umbro, titolare di una ditta di consulenza amministrativa, per il reato di trasferimento fraudolento di valori.

Secondo gli investigatori, appunto, la professionista avrebbe intestato a dei prestanome beni immobili e quote societarie, per eludere la normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniale e porre in atto operazioni di riciclaggio. I militari del Gico hanno potuto appurare che la professionista, nell’ultimo decennio, avrebbe commesso reati di particolare allarme sociale, quali usura, con l’aggravante di aver agito nell’esercizio di un’attività professionale di intermediazione finanziaria e in danno di soggetti che si trovavano in stato di bisogno, truffa, esercizio abusivo dell’attività di intermediario finanziario, mediatore creditizio e di agente in attività finanziaria, esercizio abusivo di attività di gioco o scommessa, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e per aver emesso fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

Secondo gli investigatori la professionista, con l’aiuto di complici e prestanome, avrebbe intascato risorse finanziarie dal circuito bancario, attraverso il ricorso a mutui non pagati, riacquisendo gli immobili messi all’asta trasferendo la proprietà a persone fisiche o giuridiche, comunque riconducibili agli indagati, a prezzi notevolmente inferiori alle valutazioni di mercato. Con queste operazioni la professionista avrebbe aggirato le normative antimafia.

La ricostruzione delle transazioni finanziarie ed economiche operate dalla Guardia di finanza ha consentito di individuare compravendite di appartamenti, uffici, magazzini/laboratori per attività lavorative, terreni, nonché acquisizioni di quote societarie, tutte coordinate e dirette dalla donna, volte a dissimularne la reale proprietà. Il giudice per le indagini preliminari ha così ritenuto sussistenti i presupposti per l’applicazione della misura cautelare reale in virtù della possibilità che la “libera disponibilità in capo agli indagati dei beni di cui ai capi di imputazione – e quindi il perdurare dell’intestazione fittizia degli stessi – protragga le conseguenze del delitto posto in essere (…); la libera disponibilità dei beni può, inoltre, agevolare la commissione di latri reati (ulteriori intestazioni fittizie, delitti di riciclaggio ed autoriciclaggio), rendendo ancor più difficile l’accertamento dei primi”.

La Guardia di finanza ha eseguito il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca obbligatoria, di tutti gli immobili e delle quote societarie fittiziamente intestate a terzi, per un valore complessivo di oltre 600mila euro.

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