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Un tesoro "etrusco" ereditato mette nei guai due fratelli: scatta il sequestro delle opere d'arte

I fratelli avrebbero ereditato dalla famiglia i quasi trenta reperti archeologici, sequestrati ad ottobre. Ecco tutta la vicenda

Quasi trenta reperti archeologici sequestrati dai carabinieri e due fratelli perugini, senza nessun precedente penale alle spalle, denunciati per ricettazione. Il sequestro è avvenuto ad ottobre di quest’anno. 

Al vaglio c’è un tesoretto di reperti archeologici, collezionati dalla famiglia grazie alla passione del padre e del nonno per la storia e la civiltà etrusca. Piccoli gioielli tenuti in casa, fin da quando i due fratelli sono piccoli e che, alla morte del genitore, ereditano. Asce in bronzo, una testa votiva in terracotta, ed altri reperti, prevalentemente risalenti alla civiltà etrusca, che i due ereditieri avrebbero denunciato regolarmente alla Soprintendenza. “I miei assistiti, spiega il legale Michele Capocchi, hanno sempre agito in buona fede", nel rispetto della legge, ora interagiranno con la procura per dimostrare la legittimità del possesso dei beni sequestrati”.

 I fratelli, dopo aver ereditato il tesoretto, denunciarono alla Soprintendenza i referti, una informativa a cui sembrerebbe però, non essere seguita nessuna risposta da parte dell’ente. E proprio su questa sorta di “silenzio-assenso” che i fratelli ritengono legittima la loro posizione. Tre anni fa, decidono di trasferire i beni a Firenze, per poterli fare valutare economicamente.

Ancora un’altra informativa alla Soprintendenza, datata giugno 2016, in cui i fratelli avrebbero spiegato le loro intenzioni: la risposta arriva puntuale: non agire senza aver prima dimostrato la legittimità del possesso. Vengono allertati carabinieri del nucleo tutela patrimonio, che sequestrano il tesoretto. Tutto parte da una legge, del 1909, che sancisce  l'appartenenza allo Stato delle cose fortuitamente ritrovate. Successivamente alla sua entrata in vigore, tutti i beni di interesse storico, artistico o archeologico trovati in possesso di privati,  salvo che questi non esibiscano un titolo legittimante, si presumono essere di provenienza illecita. La difesa ora dovrà risalire a quasi un secolo di storia familiare, per accertare il legale possesso dei beni archeologici e dimostrare la  buona fede dei due fratelli.

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