Giornata mondiale contro la "sepsi", in Umbria 3mila ricoveri in un anno: "Regione in prima linea contro questa malattia"

I dati della nostra Regione e cosa è la sepsi, la malattia che secondo gli esperti uccide dieci volte più dell’infarto se non curata tempestivamente

E’ una sindrome complessa, di difficile gestione e – secondo gli esperti –uccide dieci volte più dell’infarto. Stiamo parlando della sepsi, una malattia generata da un’infezione che può dare origine a una reazione anomala, capace di danneggiare gli organi rendendoli non più funzionanti.

Oggi, in occasione della giornata istituita per informare le persone su questa patologia che nel mondo affligge milioni di persone, l’assessore regionale alla Salute e al Welfare, Luca Barberini, ha voluto sottolineare come l’Umbria sia in prima linea nella lotta contro la sepsi “con azioni concrete promosse dal ‘Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente’ e attività di sensibilizzazione dei cittadini e del personale sanitario per il riconoscimento e il trattamento tempestivi”.

“Nel 2017 in Umbria, la sepsi ha fatto registrare 3.003 ricoveri, con una mortalità del 31 per cento. La sepsi – spiega Barberini –rappresenta una condizione clinica frequente, di difficile diagnosi e la prima causa di morte per infezione se non riconosciuta e non trattata tempestivamente”.

Secondo gli esperti, uccide dieci volte più dell’infarto, quattro volte di più del tumore del colon, cinque volte di più dell’ictus ed è causa o fattore contribuente nella metà dei decessi in ospedale.

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“In Umbria – sottolinea l’assessore -si è verificato un progressivo incremento dei ricoveri per sepsi: 2.040 casi nel 2014, 2.338 nel 2015, 2.473 nel 2016 e 3.003 nel 2017 con una mortalità fra il 31 e il 33 per cento”. Con l’obiettivo di riconoscere e trattare tempestivamente questa malattia e ridurne la mortalità – conclude Barberini – la Regione Umbria, grazie al ‘Centro per la Gestione del Rischio Sanitario e la Sicurezza del Paziente’ ha definito linee guida regionali, per gli operatori sanitari, per la gestione della sepsi e dello shock settico, al fine di garantire interventi diagnostico-terapeutici omogenei, sia a livello ospedaliero sia extra ospedaliero”.

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