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Timbratura irregolare, i dipendenti rischiano 6 stipendi: dall'Umbria una sentenza salva-pubblici

Il caso di una dipendente del comune di Assisi. La Corte ha giudicato la misura sanzionatoria prevista dalla norma “eccessiva, sproporzionata e manifestamente irragionevole”

Era prevedibile che accadesse. Anche perchè la norma aveva suscitato molto dubbi. Troppo sproporzionata la pena rispetto ad un danno che poteva essere anche marginale o minore. Nel 2016 fu emanato il Decreto Legislativo n. 116, che prevedeva che i dipendenti pubblici, i quali avessero fatto una timbratura irregolare anche solo per pochi minuti, avrebbero dovuto essere condannati, per danno d’immagine, ad un importo non inferiore a sei mesi di stipendio.

Nel corso di un giudizio di fronte alla Corte dei Conti dell’Umbria a carico di una dipendente del Comune di Assisi, la quale dopo nove ore di lavoro era uscita un’ora prima dall’orario previsto, l’Avv. Siro Centofanti ha sollevato la questione di costituzionalità dell’art. 1 del Decreto Legislativo n. 116, sia perché la Legge n. 124/2015 non conteneva una delega al Governo per introdurre norma in materia di responsabilità contabile, sia perché la previsione di un danno, pari alla retribuzione di 6 mesi, era assurda e sperequata rispetto ad assenze di poche decine di minuti.

La Corte dei Conti dell’Umbria (Presidente Salvatore Nicolella, Consigliere Relatore Pasquale Fava, Consigliere Chiara Vetro) ha condiviso, nelle pagine da 13 a 20 dell’ordinanza 9 ottobre 2018 n. 76/2018, queste valutazioni e, giudicando la misura sanzionatoria prevista dalla norma “eccessiva, sproporzionata e manifestamente irragionevole”, ha sollevato questione di legittimità costituzionale della norma stessa sotto entrambi i profili.

Se la questione di illegittimità venisse accolta dalla Corte Costituzionale, la norma che prevede il danno minimo di 6 mesi verrebbe annullata e decadrebbe per tutti idipendenti pubblici italiani.

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