Cronaca

Difende il nipote contro le note del maestro: finisce in tribunale e vince la causa

Il nonno aveva scritto al preside della scuola contestando il comportamento dell'insegnante e criticando il metodo didattico

Il nonno difende il nipotino che prende troppe note a scuola e finisce sotto processo per diffamazione.

È la storia di un anziano, difeso dall’avvocato Raffaello Agea, accusato di aver spedito una mail alla casella di posta elettronica” della scuola del nipote, “pertanto in uso al personale di cancelleria addetto alla ricezione delle comunicazioni, nella quale attribuiva” al maestro di “scrivere note insulse … per futili motivi … ed ancora per mancanza di bravura … ed incapacità nell’interessare gli alunni e nel gestire il comportamento dell’intera classe”. Il maestro aveva ritenuto che quella mail, letta da tutti nella scuola, fosse diffamatoria e aveva querelato l’anziano. Portandolo davanti al giudice di pace con l’accusa, appunto, di diffamazione.

Il giudice di pace, dopo due anni di processo, aveva condannato il nonno a 500 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di costituzione di parte civile del professore.

In appello, però, la sentenza è stata ribaltata. Il difensore ha sostenuto che “l’email più volte ricordata, in quanto rivolta all’attenzione del dirigente scolastico e ancorché inviata all’indirizzo istituzionale della scuola, non avesse integrato la volontà di comunicare con più persone; tanto che, come i testimoni sentiti avevano già dichiarato in sede di indagini, nessun altro al di fuori del dirigente scolastico aveva letto il contenuto dell’email”. Verrebbe a mancare, quindi, la specificità della comunicazione a più persone delle offese.

Email che sarebbe stata anche “continente nella forma (vale a dire espressa senza ricorrere ad espressioni di per sé offensive), per il suo rilievo sociale (l’agire di un insegnante è a questo fine rilevante, costituendo attività di interesse per la collettività), per la rispondenza ai fatti (le note di richiamo erano state effettivamente scritte) e poiché, appunto, espressione delle proprie convinzioni in forma critica, destinate all’attenzione del dirigente scolastico”.

Il giudice d’appello Emma Avella ha ritenuto corretta la ricostruzione della difesa e ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste, revocando la condanna al risarcimento dei danni e al rimborso delle spese nei confronti della parte civile.

Ci sono voluti cinque anni per arrivarer alla sentenza e seppur di assoluzione, l'avvocato dell'anziano sta valutando il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo "per ottenere una pronuncia di condanna dello Stato Italiano che riaffermi il principio secondo il quale, per un reato come questo, non si possano certo attendere oltre cinque anni per avere giustizia".

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