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Acquedotto della Conca, staccionata imbrattata da una scritta anarchica

“L’odore della morte è più giocondo del vostro profumo”. Questo il tenore della scritta, vergata sulla staccionata che delimita i malandati arconi dell’acquedotto della Conca

“L’odore della morte è più giocondo del vostro profumo”. Questo il tenore della scritta, vergata sulla staccionata che delimita i malandati arconi dell’acquedotto della Conca. Tra la fine delle scalette di via Appia e via Santa Elisabetta.

Come si ricorderà, Perugia Today ha raccontato la costruzione dell’opera provvisionale che impedisce l’accesso sotto gli arconi a sostegno della strettissima strada dell’acquedotto. Il sotto della strada pensile a percorrenza pedonale perde letteralmente i pezzi. Dai tempi della sindacatura Locchi, furono messe delle transenne metalliche di protezione. I soldi per l’intervento di consolidamento e messa in sicurezza, evidentemente, non c’erano. Lo stesso fecero i successivi amministratori.

Oggi la scarsella è più che mai vuota e quella struttura provvisoria è di fatto divenuta permanente. Ma è certamente più dignitosa, in quanto, almeno, sottrae alla vista i numerosi pezzi di materiale fittile e lapideo che continuano a rovinare a terra. Anche se i soliti maleducati (come già ho raccontato sulle colonne di Perugia Today) ci lanciano immondezze di ogni genere: “malefacta perusina”.

L’esistenza del supporto ligneo non poteva non attirare l’attenzione dei grafomani che l’hanno usato come base scrittoria. Naturale: lo fanno coi muri, figurarsi con materiali mobili. La frase in parola è sottoscritta dal simbolo dell’anarchia. Constatazione storica: di anarchici, a Perugia, s’è perso lo stampino, dopo la scomparsa di Gigio Catanelli (ottico e inventore, pacifista e  galantuomo) e del tipolitografo Brenno Tilli, il “signor no”, bastian contrario di professione, ma anche logico nel suo divergente sentire antisistema.

I sedicenti anarchici di oggi blaterano frasi sconclusionate, come quella in epigrafe. Non si capisce, infatti, di che profumo si parli: se di “odore dei soldi” della società capitalistica o di qualcosa di talmente spregevole da risultare peggiore del lezzo cadaverico. Non sarebbe male se questi insulsi grafomani sfogassero il proprio livore e scaricassero l’ansia rubricatoria sulle pagine del loro stupido e infantile diario di nequizie. Anziché su beni comuni da tutelare. Ma non li beccano mai?

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