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Cronaca

Sclerosi Multipla e nuove frontiere della ricerca, intervista alla Neurologa Paola Sarchielli

In Umbria si stimano circa 1.500 persone affette da Sclerosi Multipla, una malattia che investe il sistema nervoso centrale con lesioni causate da perdita di mielina. PerugiaToday ne ha parlato con la Neurologa Paola Sarchielli dell'ospedale di Perugia, che da anni si occupa di questa patologia

È una malattia invalidante e subdola, ancora orfana di cure; colpisce soprattutto giovani donne nel pieno della loro vita, ma anche uomini e bambini. La sclerosi multipla, la malattia neurodegenerativa caratterizzata da un processo di demielinizzazione (danni o perdita della mielina) e formazione di lesioni a carico del sistema nervoso centrale, può portare, nel peggiore dei casi, ad una disabilità.

Nonostante solo in Italia siano stimati circa 75.000 casi, la ricerca nell'ambito è molto attiva; nuove frontiere, cellule staminali, farmaci ed attenzione al percorso personale del paziente, sembrano dare risposte che sembravano impossibili anche meno di 15 anni fa. La comunità scientifica ha infatti permesso non solo di approfondire i meccanismi alla base della malattia, ma anche di sviluppare nuove terapie volte a contrastarla e di conseguenza migliorare la vita quotidiana delle persone.

La sclerosi multipla, nonostante si differenzi per forma ed evoluzione da paziente a paziente, presenta dei campanelli d’allarme in comune per potersi indirizzare il prima possibile verso una diagnosi?

“Ci sono variabilità enormi anche e soprattutto ai sistemi funzionali che vengono colpiti, ma se si è una giovane donna dai 20 ai 40 d’età, e vi sono interessati il sistema oculare, l’equilibrio, la forza, si può protendere verso una genesi demielinizzante; in questo caso perché a concorrere c’è soprattutto l’età come fattore determinante a non confondere il quadro".

Nel trattamento alla Sclerosi Multipla, i farmaci stanno diventando sempre più personalizzati, “a misura di paziente”, è vero?

“Assolutamente si, fino a qualche anno fa i farmaci impiegati nel trattamento della SM erano pochissimi, ed avevano in comune la possibilità di antagonizzare la formazione di cloni cellullari “impazziti” che vanno a reagire contro la mielina. Lo scenario ora è cambiato grazie alla ricerca, oggi, a fianco dei farmaci di prima linea, sono infatti subentrati farmaci selettivi come ad esempio il primo anticorpo monoclonale nel trattamento della SM (in forma recidivante): il Natalizumab, una possibilità in più.

Ogni malato di SM è un caso a sé, importante è quindi riconoscere l’unicità della malattia e di conseguenza intervenire”.

All’Ospedale di Perugia, insieme all’ematologo di fama mondiale Brunangelo Falini, lei pratica il trapianto delle cellule ematopoietiche staminali, a chi è destinato e che percentuale di successo ha?

“Non è sicuramente destinata a tutti, ma rivolta in particolare a chi ha un livello di disabilità avanzata ed una progressione rapida. Le percentuali di successo sono comunque altissime, tanto da arrivare addirittura a bloccare l’avanzamento della disabilità, si mantiene così, l’inibizione della malattia, tale da non indurre ad un peggioramento, e questo è fondamentale per i pazienti”.

Nel 5, 10% dei casi sui circa 70.000 stimati in Italia, la SM colpisce i bambini. In che direzione si sta muovendo la ricerca?

“L’età evolutiva è sicuramente uno degli argomenti di maggior interesse per la ricerca. Insieme all’ equipe italiana abbiamo partecipato ad uno studio molto importante, ad oggi oggetto di pubblicazioni su importanti riviste di settore e tra i primi al mondo a contribuire allo studio dell’anticorpo Natalizumab e sull’efficacia nella somministrazione in età pediatrica, con risultati eccezionali”.

L’Umbria è la seconda regione italiana, dopo la Sardegna, con il maggior numero di pazienti affetti da SM. C’è una correlazione tra l’insorgere della malattia e l’ambiente in cui si vive, o è solo un dato puramente casuale?

“Abbiamo stimato che l’Umbria, in proporzione al numero di abitanti, è si, una zona ad altissima insorgenza di SM, solo a Perugia abbiamo 980 pazienti, senza contare Foligno o Terni, ad esempio. Purtroppo la patologia è in aumento, sono intorno ai 1.500 le persone affette da questa patologia, ma è ancora un dato approssimativo che cercheremo di quantificare precisamente per rispondere al meglio, anche in termini di investimenti sanitari.

Sicuramente l’incidenza di una malattia in un determinato ambiente presenta delle correlazioni: a livello alimentare per esempio, c’è un deficit in Umbria di vitamina D. Anche il terreno genetico concorre a sviluppare fattori patologici, chiaramente alcuni ambienti ed altri meno possono favorire lo sviluppo di determinate malattie”.

Cosa ne pensa dell’uso dei farmaci cannabinoidi nel trattamento di SM?

“Già stiamo sperimentando gli effetti positivi di un farmaco ricavato dal principio attivo della Cannabis Sativa, e viene usato nel trattamento della spasticità, sintomo comune dei malati di SM. Sicuramente sarebbero utili anche nel trattamento del dolore, ma vanno somministrati con cura ed attenzione per evitare l’insorgere di problematiche legate all’abuso, piuttosto che all’uso. Anche se la somministrazione è ovviamente regolamentata, si dovrebbe prestare attenzione verso pazienti che abbiano tendenze alla dipendenza. Sicuramente rappresenta un’ulteriore strategia nel trattamento dei sintomi di questa malattia”.

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