Schiavi all'autolavaggio, al lavoro dodici ore al giorno per 30 euro: arresti per due fratelli egiziani

Indagine sul caporalato a Città di Castello, Lazio, Toscana e Marche. Sanzioni per 13mila euro e sequestro della struttura

Vuoi il rinnovo del permesso di soggiorno? Lavori per me per dodici ore al giorno a due euro l’ora, ma ti pago un part time da 4 ore, poi mi dai 150 euro al mese per il posto letto e paghi anche luce, acqua, cibo. Se non ti va bene torni in Egitto.

È la situazione verificata dall’Ispettorato del lavoro, dal Nucleo carabinieri dell’Ispettorato del lavoro e dai carabinieri Forestali nell’ambito di un’operazione di contrasto al caporalato negli autolavaggi a basso costo.

L’attività investigativa durata un anno ha portato alla scoperta di un giro di sfruttamento della manodopera negli autolavaggi a basso costo, conclusa con l’arresto di un egiziano di 23 anni e la ricerca del fratello di 27 anni, irreperibile sul territorio nazionale. La segnalazione era partita dai carabinieri della Compagnia di Città di Castello che avevano notato la situazione e l’hanno segnalata alla sezione specializzata per il lavoro.

Secondo Sabatino Chelli, direttore dell’ufficio Ispettorato del lavoro di Perugia “siamo di fronte ad un fenomeno nuovo di caporalato, che non riguarda più solo l’agricoltura, ma anche altri settori lavorativi, con maestranze impiegate senza tutele lavorative e di sicurezza. Un fenomeno diffuso nella provincia di Perugia e questa è la risposta dell’Ispettorato in collaborazione con l’Arma”.

Il luogotenente Borsellini ha ricordato che “i due indagati sono fratelli, egiziani, di 23 e 27 anni, attivi nel settore dal 2017 con autolavaggi in Lazio, Toscana, Marche e Umbria. Una prima ditta individuale intestata al fratello maggiore (con un debito nei confronti dell’Inps di 80mila euro) è stata recentemente acquisita da una srl facente capo al fratello minore”. Secondo il sottufficiale dell’Arma “le maestranze erano impiegate in condizioni estreme, con turni di dodici ore dalle 8 alle 20, pochi minuti per mangiare un panino al bar di fronte all’autolavaggio, pagati 30 euro al giorno”.

I lavoratori sfruttati sono quattro, tra i 18 e 22 anni, tutti con regolare permesso di soggiorno, ma uno assunto in nero. Erano in Italia senza riferimenti familiari o di amicizia, nessun luogo dove dormire, ma fornito dal datore di lavoro a 150 euro al mese (incassava più di quanto pagava al proprietario dell’immobile). I lavoratori pagavano anche il cibo, le utenze di casa. Uno di loro ha raccontato un episodio di violenza da parte del datore di lavoro che lo avrebbe picchiato perché si era rifiutato di tornare al lavoro”.

I carabinieri Forestali, guidati dal maresciallo Bartolini hanno approfondito lo smaltimento dei fanghi prodotti nell’impianto a ciclo chiuso. “Si tratta di rifiuti speciali e vanno trattati di conseguenza – ha detto il maresciallo - Dalle verifiche risulta che gestivano in maniera irregolare, pur con l’autorizzazione, visto che i fanghi erano accumulati in sacchi e stoccati dietro l’autolavaggio, senza iscriverli nei registri di carico e scarico. Per questo sono stati sanzionati per 8mila euro, ma sono in corso gli accertamenti sul periodo di stoccaggio, perché se superasse il numero di giorni consentiti si passa dalla sanzione amministrativa alla denuncia penale”. Contestate anche violazioni amministrative per 6mila euro.

È stato disposto il sequestro dell’impianto di autolavaggio e sono scattate le denunce per falso per induzione, in quanto sono state mandate a fare la visita medica persone estranee, ma con i documenti dei lavoratori; falso per la certificazione dell’impianto elettrico, non a norma e falso nella dichiarazione di inizio lavori ai quali non hanno dato corso.

La Guardia di finanza sta svolgendo accertamenti fiscali sulle ricevute di lavaggio sottoscritte.

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