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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | I vecchi scalzi a scuola dai nipoti

Mi fanno tanta tenerezza quelle vecchie signore, o quei vecchi signori, che portano a spasso (o si fanno portare) da cani in genere minuti di taglia e spesso un po’ spelacchiati perché vecchi quanto i padroni. I guinzagli sono lunghi e quasi sembrano tirarli. Anche una pietas sottile. Ma poi mi sveglio come da un incantamento. Anch’io sono molto vecchio pur se non tengo un cane, ma solo una gattina di dieci mesi che mi fa le fusa e il cui ronron è musica amica. Il 5 febbraio mio nipote undicenne Pietro, interista (nessuno è perfetto) è da me (torinista mesto) a guardare Inter-Fiorentina. 

Quando si va a letto noto che ai piedi ha un calzino blu e uno grigio, e ci scherzo su e lui serio serio: nonno, ma oggi è il giorno dei calzini spaiati. E
spiega a suo nonno isolato nella sua libresca “onniscienza” (l’unica cosa che so è di non sapere, sosteneva Socrate, e aggiungeva dopo una visita al mercato: dèi! di quante cose “non” ho bisogno) che questa festività, il 5 febbraio, detta giorno della diversità, è nata quasi per caso, circola nelle scuole primarie e sta a significare che la diversità è un valore, che i calzini spaiati – incubo e caos dei cassetti del comò – “un giorno saliranno in cielo e si uniranno in matrimonio celeste”. 

Quanti padri, incaricati sporadicamente di vestire figlie e figli piccoli non hanno fatto infilare i piedini in pedalini scompagnati, in ciò redarguirti giustamente dalle madri-mogli? Questa ricorrenza poeticamente innervata nell’amicizia e nel rispetto per le minoranze e per i “diversi” è una metafora della difformità e della diversificazione, il trionfo del variopinto sulla tinta unita, del colore sul grigiore, della varietà sulla monotonia. Se è vero che la poesia è quell’ ineffabile sentire le cose in stato nascente, non può non avere ragione il nostro [umbro] poeta Sandro Penna: «Felice chi è diverso | essedo egli diverso| Ma guai a chi è diverso | essendo egli comune». 

Oh! se i numerosissimi politici nostrani, così ossessivamente monocordi, ogni tanto indossassero dentro le scarpe calzini disassortiti ma con in testa pensieri appropriati. Quanto ci divertiamo, per usare un triste eufemismo, mentre in questi giorni assistiamo al teatrino di un ben tristo banchiere – come definisce inclemente un forsennato Gaetano Pedullà: Mario Draghi – un super esperto che è costretto, mentre sul ponte sventola bandiera bianca (da insignito salvatore della Patria), ricevere perfino Beppe Grillo e Davide Casaleggio, un giullare d’ingegno e un opaco manager del web. 

L’Europa un po’ arrossisce. Ma tant’è. Comunque quanto ha ragione Luigi Di Maio – Ministro degli Esteri! – quando afferma che Mario Draghi quando s’incontrarono gli fece una buona impressione. Voglio scendere!

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