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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Ricordi filosofici di liceo: Ah la memoria! Che godimento e che fardello

Ah la memoria! Che godimento e che fardello. Meglio la malinconia a volte. Perfino la tristezza. A volte. La saudade. Quella musica sottile dentro che ti fa sognare. Anche i vecchi sognano. Di essere immortali. E in questi giorni di disperante incertezza, sì, è fosco l’aere e il morbo infuria, non sventoliamo per favore bandiera bianca. Proteggiamo noi e proteggiamo gli altri obbedendo a poche regole con pochi sacrifici. Chi sa come e perché, mentre seguivo in tv un po’ atterrito immunologi epidemiologi virologi fisiologi biologi, mi è venuta in mente questa frase che mi sembra un bell’esempio di aforisma: « Il silenzio canta sulle rovine di Austerlitz la vittoria di Waterloo.» 

Appare sibillina o ardua come certi passi dell’un po’ nazista Martin Heidegger, ma basta scrivere le righe che precedono per capirne la profondità d’abisso: «Nelle sofferenze esistenziali, nelle speranze disperate, nelle attese deluse, nelle tristezze radicali le parole che urgono e premono insaccate nella gola sono trattenute dal silenzio. Parole, forse, tutte inutili stonate cattive stupide, eppure tutte urgenti, pronte a scattare. La potenza volitiva del silenzio le invecchia prima che nascano. Le tratteniamo consumate dal respiro mozzato tra le labbra brucianti di febbre di parole. Sulla lingua di stoppa rotolano come sassi pesanti.»

Chi non ha provato nella, sulla propria voce analoghi grovigli, lacci dolorosi, che so quando si barcolla dopo una notizia ferale, dopo una sconfitta, dopo un abbandono, dopo una ferita d’amore. Eppure superato il groppo se la parola scioglie i legami e le zavorre non si avrebbero certe violenze, oggi mi si passi di moda specie su donne che rifiutano finalmente e fatalmente la schiavitù dell’amante che le considera di proprietà esclusiva.

Il guaio è che si parla troppo a sproposito, senza competenza, e troppo poco si tace con lucida sentimentalità. Allora il filosofo siciliano Michele Federico Sciacca(1908-1975) può concludere la riflessione con un paradosso, secondo me irresistibilmente poetico, immaginando un Napoleone – geniale despota secondo Benedetto Croce - che nel silenzio frastornante dentro trombe e sangue della débacle che lo condannerà a Sant’Elena, confonde la sua più fulgente vittoria, Austerlitz, con la sua più bruciante sconfitta, Waterloo, estrema rovina entrata nei proverbi. 

Perché ricordi liceali? Il mio prof di filosofia e storia al Mariotti, Francesco Francescaglia, Sciacca lo adorava e ne parlava mentre spiegava il “noumeno” kantiano o la dialettica “cantilena” hegeliana: «Tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale.» E poi dicono che i maestri e i professori non sono importanti nella vita delle persone. Con mascherina, ma anche senza ma quando il drago sarà trafitto.
 

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