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Lo scandalo della tomba dei Cutu: quel patrimonio di documenti gratis che nessuno vuole

Ore di riprese della scoperta, registrate in vhs, che Lorenzo Fonda si dichiara pienamente disponibile a rendere pubbliche senza pretendere alcun compenso

Nel precedente servizio, PerugiaToday ha raccontato la scoperta della tomba dei Cutu, in via Madonna del Riccio, al Toppo di Monteluce. L’Inviato Cittadino  si è soffermato su alcuni aspetti di trascuratezza e di colpevole negligenza relativi a quell’operazione. Fin qui le critiche: a parere degli esperti… giustificatissime. Come quella sulla pubblicazione parziale e “a rate” che ha irritato etruscologi e quanti hanno a cuore la cultura, l’identità e la storia plurisecolare della Vetusta. 

Ma s’impone anche una riflessione sulla pars costruens, ossia sulle modalità attraverso le quali è possibile ricostruire aspetti finora ignoti, che sarebbe interesse della cultura proporre al pubblico generalista e all’attenzione degli specialisti.

Il dottor Lorenzo Fonda, titolare del terreno sul quale avvenne il rinvenimento, ha documentato con cura certosina le fasi di quell’avventura. Lo ha fatto utilizzando la tecnologia disponibile all’epoca. Ha effettuato ore di riprese, registrate in vhs, e si dichiara pienamente disponibile a renderle pubbliche senza pretendere alcun compenso per questo dono alla cultura e alla storia cittadina.

Fonda mette a disposizione quei nastri che vanno trasferiti su supporto digitale e offre un vasto campionario del sito e delle fasi del recupero, compresa la documentazione su modalità (… non sempre ortodosse e sicure) di estrazione dei reperti da quella tomba. Anche evidenziando errori come quello della mancata fissazione immediata dei colori che ne comportò la perdita irreparabile: al contatto con l’aria, vi fu l’ossidazione e frittata fu fatta.

Insomma: questo in possesso di Fonda è un immenso e unico patrimonio documentario che potrebbe essere presentato alla città all’interno del Museo archeologico, nell’ambito di un evento di forte significato culturale. Avvenimento che sarebbe in grado di richiamare esperti e appassionati di archeologia da tutto il mondo. Ma chi si perita di porre mano a un’iniziativa del genere?

Perché non si dà gambe a un progetto tanto forte e “maturo”? Si vogliono forse attendere altri 35 anni, quando, ragionevolmente, i testimoni di quell’evento straordinario guarderanno l’erba crescere dalle radici?

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