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Non lo dice il querelato Abate, ma Saviano: "Perugia centro internazionale eroina e coca "

Per sette anni ha studiato, analizzato e raccolto storie per svelare il vero bancomat delle mafie e della criminalità organizzata in genere: la droga. Saviano ribadisce la verità su Perugia: città invasa da eroina e cocaina, una rotta internazionale dello spaccio. Ora sarà querelato anche lui?

C'è chi lo ama e chi lo odia, non ci sono e non ci possono essere mezze misure quando si parla dello scrittore italiano più controverso e chiaccherato: Roberto Saviano. Nella Perugia 'bella e complicata', in occasione del Festival internazionale del Giornalismo, Saviano racconta la sua ossessione e la sua missione: la lotta alla criminalità.

Nel suo lungo intervento al Teatro Morlacchi, lo scrittore napoletano ha raccontato delle regole, dei meccanismi, della penetrazione culturale delle organizzazioni criminali, della sua capacità di interessare anche realtà come la nostra città.
Perugia appunto, quella città con due facce: una contorta e sfigurata dalla droga, e l'altra solare e piena di storia della sua acropoli medievale. Lo scrittore la descrive come 'importante crocevia di cocaina ed eroina', forse 'una delle capitali europee dell'eroina'.

Sono solo poche parole quelle dedicate al capoluogo umbro ma capaci di inserirla prepotentemente nella rete globale del narcotraffico che se sottovalutato può entrare sotto pelle e distruggere anche un tessuto sociale secolare come quello della città del grifone.

La platea del Morlacchi ha riservato l'applauso solo alla fine, quasi ipnotizzato dal racconto di Saviano, e non sono solo le sue parole alla tv o in teatro a prendere per il collo l'ascoltatore, sono le sue parole scritte che rapiscono. Il suo 'ZeroZeroZero' è portatore di adrenalina, sembra riuscito come un perfetto binario di una montagna russa, che sale e scende come una 'botta di coca' che riempie i sensi e li svuota. Così, le pagine del suo libro passano dalla cronaca giornalistica alla narrativa, dall'oggettiva analisi di uno dei mercati più forti del globo, all'ossessione personale che trova il suo apice nella prosa che quasi si fa poesia come negli incipit dei capitoli.

Se 'Gomorra' era un urlo liberatorio cresciuto nella libertà di muoversi e vedere le cose con gli occhi dell'uomo normale, che denuncia tutto quello che gli arde nel cuore, 'ZeroZeroZero' per Saviano è figlio di una vita diversa, di una vita sotto scorta che paradossalmente ha aperto allo scrittore, al giornalista d'inchiesta, archivi e segreti, conoscenze altrimenti impossibili. Ha portato Saviano a conoscere investigatori di tutto il mondo, gli ha dato la possibilità di portare una torcia in quei congegni oscuri.

Il narcotraffico è globale, entra frontalmente nei meccanismi di una piccola città come la nostra Perugia e la integra con facilità in una filiera mondiale, difficile da capire se non ci fosse un'analisi fruibile al grande pubblico, la può rendere schiava in un batter di ciglia e abbiamo bisogno di chi ci tiene gli occhi ben aperti.

Ed è forse questa la reale 'missione' dello scrittore napoletano, che costruisce nella gabbia della sua vita sotto scorta, quello che è un testamento di libertà, uno strumento di denuncia e di speranza. Non sarà letteratura per alcuni, e per gli stessi il lavoro di Saviano può sembrare un effimero prodotto commerciale che crea ricchezza sul male della sua terra ferita? A noi invece piace vederlo come un regalo, la sua seconda vera opera, un dono che però è medicina amara.

Una sorta di droga fatta di letteratura che sale e scende tra quelle parole, tra i sentimenti contorti che possono diventare perfino odio per colui che ha spento il buio. Quelle parole a noi piace ascoltarle e molto di più, ci piace leggerle. Se ti abbiamo calpestato ora possiamo anche 'usarti' come sentiero.

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