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Infermiere dell'ospedale di Perugia accusato di violenza sessuale: due le vittime

L'uomo si è sempre professato innocente. Ad accusarlo ben due donne che si sono costituite parte civile nel processo

Ricoverata al Santa Maria della Misericordia di Perugia per una colica renale non poteva di certo presupporre che la sua vita sarebbe cambiata radicalmente da lì a poco tempo. Una semplice visita che le è costata la pace e un sereno rapporto con il sesso maschile.

Entra in camera e, come di consueto, fa uscire i presenti. Lui è un infermiere dell’ospedale, lei una semplice paziente. Le vuole misurare la febbre, ma le abbassa improvvisamente i pantaloni, come si legge sul capo d’imputazione. Si ribella la giovane preda che, all’epoca dei fatti, aveva solo vent’anni. L’uomo, a quel punto, le alza la maglietta, ma durante quel gesto le strofina volontariamente il braccio sul seno sinistro.

Da lì un lungo calvario. Fatto di attacchi di panico e una paura che sembra non volere più abbandonare la ragazza. Ha timore di tornare a casa da sola. La parola “sesso”, non solo la terrorizza, la fa rabbrividire. Una situazione psicologica che porta la giovane a pensare che se anche in ospedale si può essere vittime di una molestia sessuale, ciò vuol dire che nessun luogo è sicuro.

Ma a rimanere vittima delle attenzione dell’infermiere non è solo lei. A finire in mezzo alla vicenda anche un’altra ragazza che avrebbe a sua volta denunciato l’uomo per lo stesso identico motivo. Una vicenda approdata in tribunale e chi è chiusa oggi con un rinvio. A difendere l’imputato l’avvocato Nicola di Mario e Francesco Bianchini. Mentre una delle vittime si è costituita parte civile tramite l’avvocato Giuseppe De Lio.

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