Iniziato il processo Sanitopoli, se non fosse stato per i pm si sarebbero prescritti i reati

Si è tenuta oggi, 11 dicembre, la prima udienza di Sanitopoli, la maxi inchiesta che scosse le fondamente del sistema sanitario umbro. Presenti in aula i legali degli imputati che hanno chiesto l'ammissione dei teste

Si è svolta oggi, 11 dicembre, la prima udienza di Sanitopoli, la maxi inchiesta che ha fatto tremare le fondamenta del sistema sanitario umbro. Ad essere presenti solo i legali delle dieci persone rinviate a giudizio che hanno chiesto l’ammissione dei teste, tranne l’avvocato Nicola Di Mario. La prossima udienza si terrà il 24 febbraio e si enterà così nel vivo del processo che vede indagati, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, l’ex assessore alla sanità, Maurizio Rosi e l’ex direttore generale dell’Asl3, Gigliola Rosignoli.Se non fosse stato comunque per Casucci e Formisano che hanno chiesto l’aggravante i reati che risalgono al 2009 si sarebbero probabilmente prescritti e non si sarebbe proceduto contro gli imputati.

Gli avvocati presenti in aula erano, quindi, per Lorenzetti e Rosi, Luciano Ghirga e Valeriano Tascini, i quali hanno sempre sostenuto che non c’è mai stato alcun falso e neanche abuso d’ufficio per la vicenda di Sandra Santoni (ex capo di gabinetto di Di Maria Rita Lorenzetti), il famoso incarico lo avrebbe, infatti, avuto direttamente dall’allora direttore della Asl di Foligno, Gigliola Rosignoli, a tempo determinato e non indeterminato come invece erano quelli per cui la giunta aveva dato l’autorizzazione nella delibera incriminata. Tra gli altri difensori, i legali Nicola Di Mario, Rita Urbani e David Brunelli.

I fatti. A dar vita al procedimento quella delibera regionale corretta a penna, dove invece di tre assunzioni si sarebbe messo il numero quattro per “creare” così un posto di lavoro a Sandra Santoni. Ad essere responsabili del fatto, secondo i pm Mario Formisano e Massimo Casucci, Maria Rita Lorenzetti e Maurizio Rosi, che sarebbero, così, colpevoli insieme ad altri di aver «attestato falsamente l’esistenza di presupposti giuridici per l’approvazione della delibera n. 46 del 19.01.2009 da parte della Giunta Regionale dell’Umbria avente come oggetto l’autorizzazione alle aziende sanitarie e ospedaliere ad assumere personale».

Prosciolti dalle accuse invece l’ex vicepresidente della giunta regionale Carlo Liviantoni e la dipendente della Regione, Ivana Ranocchia. Nel frattempo è stata comunque chiesta l’archiviazione per l’ex assessore Vincenzo Riommi, finito nel registro degli indagati nell’ambito di un altro contorto filone di Sanitopoli, quello che vedeva nella procedura di assunzione alcuni giovani nella partecipata della Regione Webred, Le assunzioni finite sotto la lente d’ingrandimento della procura di Perugia erano state in tutto sette e avevano fatto finire indagati anche Luca Barberini e altri cinque.

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