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Sanitopoli, condannati Lorenzetti, Rosi e Di Loreto per falso ideologico

La sentenza è arrivata oggi, 18 novembre, dopo ben otto ore di camera di consiglio. L'ex presidente della Regione Umbria ha dichiarato che non si sarebbe mai aspettata una condanna

La sentenza è arrivata alle 18.46, dopo 8 ore di camera di consiglio, ad essere stata condannati per la vicenda riguardante “Sanitopoli”, a 8 mesi di reclusione (pena sospesa) l’ex presidente dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, mentre 8 mesi e 15 giorni (pena sospesa) l’ex assessore alla sanità, Maurizio Rosi, e per direttore della direzione regionale dell’Umbria sanità e servizi sociali, Paolo Di Loreto. La Corte li ha, infatti, ritenuti responsabili di aver indotto la Giunta in errore sull’esistenza del contenuto della delibera oggetto dell’inchiesta. Non c’è quindi la condanna per abuso d’ufficio e neanche per il falso ideologico. Assolti il resto degli imputati. A voler aspettare le motivazioni della Corte è l’avvocato Luciano Ghirga per fare ricorso. Non si aspettava di certo un verdetto del genere Maria Rita Lorenzetti che promette “ci rivedremo in appello”. 

La vicenda - Pietra dello scandalo” intorno alla quale si muove tutta la tesi accusatoria, altro non è che una delibera con la quale, secondo i pubblici ministero Mario Formisano e Massimo Casucci, si sarebbe favorita l’assunzione dell’ex capo di gabinetto, Sandra Santoni, creando per lei un posto di lavoro ad hoc all’Asl 3 di Foligno. Ma per permettere ciò è stato necessario, secondo l’Accusa, la “collaborazione di tutti”, compresa quella dei verbalizzanti Luca Conti e Franco Biti, difesi dall’avvocato Nicola Di Mario che ha voluto chiarire, durante la sua arringa difensiva, “a carico dei due imputati non era imposta nessuna azione diversa da quella richiesta. Luca Conti e Franco Biti si sono quindi attenuti a rispettare ciò che l’articolo 8 (Regolamento di Giunta) ha richiesto loro, senza nessun comportamento omissivo doloso”. I due verbalizzanti non erano quindi tenuti a eseguire una “memoria storica”. “Va inoltre sottolineato – ha dichiarato sempre l’avvocato Nicola Di Mario – che Biti, in tutta legittimità, scrisse all’ordine del giorno preventivo la proposta di assunzione, perché in possesso del documento istruttorio”.

Da tre a quattro. Una semplice correzione a penna, effettuate dal ragioniere Giancarlo Rellini, sotto richiesta dell’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi. È questo uno dei punti su cui hanno puntato Formisano e Casucci per provare l’irregolarità dell’atto. “Ma siamo proprio sicuri che quel posto in più all’Asl 3 di Foligno fosse destinato all’ex capo di gabinetto?”. È questa la domanda che pone in aula Franceschini, legale di Sandra Santoni, cercando così di minare la tesi accusatoria: “La delibera in questione non poteva essere funzionale alla mia assistita che oltretutto non sapeva assolutamente di questa famosa correzione. La Santoni non poteva infatti essere assunta grazie alla delibera in questione, perché non era in possesso dei requisiti richiesti”. “E’ vero però – dichiara sempre Franceschini – che Sandra Santoni volesse lavorare all’Asl 3 di Foligno, dove peraltro aveva prestato la sua opera prima di seguire per 15 anni Maria Rita Lorenzetti ed era solo per questo che chiese più volte all’ex assessore Maurizio Rosi quando si sarebbe tenuto il prossimo concorso. Un concorso al quale anche lei avrebbe potuto partecipare, insieme a tanti altri”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’avvocato Luciano Ghirga (Maria Rita Lorenzetti): “Quella delibera doveva servire ad assumere chi lavorava lì ormai già da cinque anni. Infatti quei posti avevano già dei beneficiari, degli aspiranti quindi, ai quali però non era stata promessa l’assunzione certa. In nessun modo la Lorenzetti avrebbe mai voluto favorire l’assunzione di Sandra Santoni. Inoltre quei posti erano di fatto già stati assegnati e i nomi erano stati assegnati Insomma, nonostante, ogni legale difenda la posizione del proprio assistito rimane di fatto che ogni arringa difensiva mira a smontare l’impianto accusatorio nel suo insieme punto dopo punto. Adesso spetterà ai giudici decidere il 10 novembre (giorno in cui è attesa la sentenza) se realmente come ha esordito in aula Franceschini “i Pubblici ministeri non hanno in mano niente, pur essendo tanto suggestivi”. 
L’avvocato Nicodemo Gentile che difendendo la posizione del suo assistito Francesco Ciurnella ha dichiarò a suo tempo in aula: “Dobbiamo fare ordine su quanto successo. Se ci fosse stato o meno Ciurnella le cose non sarebbero andate, infatti, differentemente, perché qualsiasi altra persona  avrebbe semplicemente inserito l’atto”.
Per il legale invece del direttore dell’Asl 3 di Foligno Gigliola Rosignoli: “La mia assistita non ha mai sollecitato nessuno a notificare la richiesta”. Ma il nocciolo della questione è perché il ragioniere Rellini, assistente dell’allora assessore della Sanità, Maurizio Rosi, modificò quel 3 a penna mettendoci sopra un 4? A dare la risposta sempre l’avvocato della Rosignoli: “Rellini non è un reo confesso come hanno detto i giudici, si trattò di un semplice promemoria come è scritto agli atti”.

Le richieste - I pubblici ministeri Mario Formisano e Massimo Casucci hanno chiesto un anno e quattro mesi con la sospensione condizionale della pena per l’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti. Un anno e otto mesi la richiesta fatta invece per l’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi. I pubblici ministeri hanno chiesto inoltre un anno e quattro mesi di condanna per l’allora direttore della direzione regionale dell’Umbria sanità e servizi sociali, Paolo Di Loreto, un anno e due mesi per il funzionario del servizio affari generali e amministrativi Giancarlo Rellini e il dirigente di servizio della Regione Giuliano Comparozzi, tredici mesi per l’ex capo di gabinetto Sandra Sandra Santoni e per l’ex direttore della Asl 3 Gigliola Rosignoli, dieci mesi per Maurizio Biti e Luca Conti, allora verbalizzanti della giunta regionale e nove mesi per il funzionario della direzione regionale della sanità e istruttore del procedimento Francesco Ciurnella.“

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