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Il Liceo Di Betto ha 90 anni: storia, arte, gusto, etica ed estetica ricondotti ad unità

Festa grande alla Sala dei Notari per festeggiare i 90 anni del Liceo artistico B. Di Betto di Perugia

Liceo artistico “Bernardino di Betto”: festa grande per ricordare un illustre passato e auspicare un brillante futuro. Erano in tanti, in Sala dei Notari, a celebrare quella ricorrenza: 1928-2018. Una storia che si dipana per  “90 anni di creatività”, da Regio Istituto d’arte a Liceo Artistico.

Gran sacerdote della liturgia identitaria, la dirigente Francesca Cencetti che si è calata nel ruolo con persuasa vocazione e ha fatto gli onori di casa a ospiti e autorità. Tra le quali l’assessore regionale Antonio Bartolini, il vescovo ausiliare, monsignor Paolo Giulietti, rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale e Sabrina Boarelli del Miur. E poi Nives Tei, presidente del Fai Umbria, LucianoTittarelli, vicario del direttore dell’Aba Paolo Belardi, Maria Cristina De Angelis, Direttrice della Fondazione Cariperugia Arte.

Numerosi e puntuali gli interventi, tra gli altri, dell’ex dirigente Roberto Volpi, del critico Guido Buffoni, del pictor optimus Franco Venanti. Tra gli artisti, testimonianze di Moreno Chiacchiera, di Skizzo (al secolo Francesco Marchetti), dell’orafo Maurizio Tini e tanti altri professionisti, meritoriamente assurti  a notorietà nazionale.

In proiezione il lungometraggio,  realizzato dagli allievi e da “Lavori in corso”, dal titolo “Sm’art”, arguta deformazione del termine smart, per “intelligente”, che stavolta ha reso onore al nome e all’arte. Il clima che regnava ai Notari era quello di “novanta… ma non li dimostra”, con studenti entusiasti a condividere una storia che annovera, tra i suoi docenti/discenti, figure passate alla storia dell’arte e della cultura. Ma anche personaggi come il ponteggiano Filippo Timi (pittore, figurinista, scenografo) attore e regista di meritata fama. Insomma: storia, arte, gusto, etica ed estetica ricondotti ad unità.

E come dimenticare che, nella stessa sede occupata per settant’anni in San Francesco al Prato, frequentava “ragioneria” Sandro Penna? Il poeta della limpida grazia che scappò a Roma per evitare le malelingue di una città “vuota” d’amore e di rispetto. Quella Vetusta che oggi si entusiasma e si toglie il cappello davanti alla vicenda di un Liceo Artistico che è l’orgoglio cittadino.

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