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Batterio nelle sacche ospedaliere, in quattro davanti al giudice per la morte di tre pazienti

Omicidio colposo e omissione di atti d'ufficio per non aver individuato la presenza del Pantoea agglomerans. Altre 16 persone avevano avuto problemi

Tre persone morte (un uomo e due donne) per un batterio presente nelle sacche di nutrizione parenterale somministrate presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Davanti al giudice per l’udienza preliminare Lidia Brutti ci sono due farmaciste e due dirigenti che non avrebbero comunicato tempestivamente la positività di alcuni pazienti alle analisi per la presenza del batterio Pantoea agglomerans che causa nell’uomo infezioni articolari, ossee o dei tessuti molli.

Le indagine erano state aperte nell’agosto del 2011 e condotte dai Carabinieri del Nas, dopo che in appena dieci giorni erano morti tre pazienti. Gli imputati, difesi dagli avvocati Marco Brusco, Lino Ciaccio, Simone Marchetti e Francesco Falcinelli, sono accusati di omicidio colposo, omissione di atti di ufficio, mancanza di controlli sulle apparecchiature e sulle condizioni di sicurezza. Altri sedici pazienti avevano avuto problemi.

Il giudice Lidia Brutti aveva affidato ad un collegio peritale, presieduto dal professore Mariano Cingolani, una perizia che ha negato i presunti ritardi delle due microbiologhe nel comunicare la presenza del batterio, ma ha confermato che il contagio delle sacche, secondo la perizia, sarebbe avvenuto durante il confezionamento. Tanto che dopo questi fatti al santa Maria della Misericordia le sacche parenterali non vengono più confezionate in laboratorio, ma vengono acquistate presso ditte esterne.

Al termine dell’udienza di oggi è stata fissata al 16 marzo la data della discussione e della decisione del giudice.

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