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Muoiono tre persone a causa di sacche infette, le famiglie: "Paghi l'azienda ospedaliera"

Al Santa Maria della Misericordia di Perugia dopo il caso che ha sconvolto l'intero ospedale il sistema è completamente cambiato. Le sacche non vengono più confezionate ma comprate da un'azienda esterna

Entra nel vivo l’udienza preliminare che vede come imputati due farmaciste e due microbiologhe del Santa Maria della Misericordia di Perugia, finite sotto indagine a seguito di sacche infette che portarono, secondo l’Accusa, alla morte di tre pazienti. Oggi, 31 marzo, le famiglie delle vittime si sono costituite parte civile. Nel particolare, una di queste, ha chiesto che venga chiamata direttamente in causa l’azienda ospedaliera e che risponda per quanto accaduto.

Le indagine sono state aperte nell’agosto del 2011 dopo che, in appena dieci giorni, nell’ospedale di Perugia sono morte ben tre persone, un uomo e due donne. A finire nell’inchiesta due responsabili addette alla preparazione delle sacche, accusate di omicidio colposo e lesioni colpose, e due dirigenti che non avrebbero comunicato la positività di alcuni pazienti alle analisi per la presenza del batterio Pantoea agglomerans.

La sostanza infetta sarebbe stata iniettata nelle vene delle tre vittime, questo avrebbe così provocato la loro morte per il sopraggiungere di una grave forma di setticemia. Un epiteto che si è reso tale solo a causa di una gravissima negligenza, almeno questo quanto è stato ipotizzato dal sostituto procuratore Paolo Abbritti.

Mancanza di controlli sulle apparecchiature e sulle condizioni di sicurezza, nonché personale poco preparato, proprio per questi motivi le due dirigenti sono state accusate di omissioni di atti d’ufficio. A portare avanti il caso, all’epoca dei fatti, i Nas coordinati dal capitano Marco Vetrulli, che, grazie anche alle indagini effettuate, avrebbero ricostruito l’intera vicenda, ipotizzando quindi la responsabilità dei quattro imputati.  A farne le spese anche altri sedici pazienti. Al Santa Maria della Misericordia di Perugia dopo il caso che ha sconvolto l’intero ospedale il sistema è completamente cambiato. Le sacche non vengono più confezionate, ma comprate da un’azienda esterna. Le due farmaciste sono difese dall’avvocato Francesco Falcinelli e le due microbiologhe, dai legali Simone Marchetti, Lino Ciaccio e Marco Brusco. Prossima udienza 23 giugno.

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