Cronaca Centro Storico

Locali in centro storico e rumore, appello ai perugini: "Basterebbe solo il buon senso..."

Ad intervenire stavolta, in un lungo post su facebook è Fabrizio Croce, noto da a tutti come Fofo. Non solo storico Dj di locali underground come l’ex Norman, ma tra le figure di spicco del centro cittadino in termini di eventi e di proposte attrattive, di cultura e socialità

Sembra non trovare tregua il dibattito sull’inquinamento acustico del centro storico: da una parte la quiete dei residenti, dall’altra i decibel da rispettare, dall’altra ancora, una comunità fatta di commercianti, giovani, associazioni e singoli abitanti che cercano, fino alla stregua delle forze, di salvaguardare la vivibilità e la fruzione dell’acropoli. Insomma, di non farla morire.

Ad intervenire stavolta, in un lungo post su facebook è Fabrizio Croce, noto da a tutti come Fofo. Non solo storico Dj di locali underground come l’ex Norman, ma tra le figure di spicco del centro cittadino in termini di eventi e di proposte attrattive, di cultura e socialità.

“Per oltre trenta anni-scrive Fabrizio Croce- ho gestito locali di pubblico spettacolo, da quasi quaranta anni collaboro a vario titolo (oggi da libero professionista) alla organizzazione di eventi, musicali e non solo, da oltre dieci anni ho scelto di vivere e lavoro prevalentemente nel centro storico di Perugia, e oggi faccio parte di ben due associazioni di residenti: credo, dunque, di essere una delle persone più titolate in questa città a poter esprimere un parere sul fenomeno dello “Inquinamento acustico da Movida” che negli ultimi mesi sta invadendo con una “escalation” preoccupante i tavoli delle autorità preposte, sotto forma di “Esposti”, e le pagine delle cronache cittadine, sotto forma di notizie di ritorsioni private o di atti pubblici “repressivi” di varia natura (dalla multa fino al provvedimento di chiusura)”.

“Dallo scorso anno Perugia ha adeguato i propri regolamenti sull’inquinamento acustico nelle zone residenziali, centri storici in primis: dunque, mai come in questa materia, le norme esistono e vengono periodicamente aggiornate. E’ quasi impossibile oggi che chi organizza una manifestazione temporanea e chi gestisce una attività stagionale, all’aperto, non si dotino preventivamente di una onerosa certificazione sull’impatto acustico di una manifestazione “rumorosa” (capito come il nostro legislatore definisce la musica ?): addirittura, questa è una delle condizioni giuridiche perché tali attività vengano autorizzate”.

“Il punto, allora, continua Fabrizio, è un altro: ogni regolamentazione disciplina delle fattispecie fissando dei parametri, ma nella quotidianità, in mancanza di un indirizzo politico preciso sulla materia o di linee-guida condivise tra tutti i soggetti potenzialmente investiti dal suo campo di applicazione (esercenti, residenti, forze dell’ordine, uffici competenti), la situazione inevitabilmente degenera, creando capri espiatori, manifeste disparità di trattamento, guerre private.

Di conseguenza abbiamo l’esercente che a volte “si allarga”, cominciando gradualmente ad occupare più spazi e più tempi di quanto gli sia consentito o arrivando, in alcuni casi limite con cui il centro di Perugia convive inspiegabilmente da anni, ad operare h.24 impunito ed in barba a qualunque divieto o restrizione (è il caso di alcuni negozietti, “spacci di alcoolici” di fatto, gestiti da persone di dubbia rispettabilità o da titolari di facciata). Di conseguenza abbiamo il cittadino che diventa gradualmente più intollerante al “rumore” sollecitando sempre più frequentemente l’intervento della Municipale o del 113 (posso testimoniare personalmente su interventi richiesti tra le 18.30 e le 20.30, ben prima delle ore di riposo), smuovendo questa o quella conoscenza che per il suo caso può darsi da fare, attivando azioni legali o arrivando a presentare il famigerato “Esposto”: nei casi estremi si è arrivati all’ “Esposto preventivo”, un vero e proprio processo alle intenzioni del malcapitato gestore, di dubbia legittimità”.

"Di conseguenza abbiamo il rappresentante delle forze dell’ordine, il Vigile, che, esasperato da telefonate di cittadini intolleranti o di superiori a loro volta sollecitati, riduce ogni suo intervento, a qualunque ora, in un ordine perentorio: “Abbassa questa musica !”. Poco importa se dall’altra parte c’è un artista che fa la sua musica, un pubblico in ascolto, gente che lavora onestamente, lo sbattimento di giorni per avere tutte le autorizzazioni e fare promozione".

"Gradiremmo pari solerzia nei confronti degli “accattoni di mestiere” che infestano da mattina a sera Corso Vannucci e dintorni e di quegli abitanti, anche perugini di rango, proprietari di cani che sistematicamente lasciano le loro feci in strada (NB: entrambe materie ampiamente e notoriamente regolamentate). Ma questa è un’altra storia".

Troppo spesso nel passato di questa città-ammette Fabrizio- la mancanza di un indirizzo politico e di concertazione in questa materia, accentuata da una discutibile visione urbanistica “centrifuga”, ha generato repressione: Celebrate, Combo, Domus delirii, Loop, Piano B, St. Andrew’s, Subway sono solo alcuni dei locali che non troppi anni fa sono stati fatti chiudere nel solo centro storico e molti altri sono stati oggetto di ordinanze che ne hanno di fatto limitato l’attività.

Non dimentichiamo che dietro queste attività c’è sempre una economia: dipendenti, consulenti aziendali, artisti, fornitori, ecc. Nè dimentichiamo che questa economia si è diffusa fuori dalle vie commerciali principali e contribuisce a tenere vive intere aree marginali del centro (NB: arrestandone il depotenziamento “immobiliare”).

"Nei tempi recenti è stato anche questo fenomeno, insieme alla “resistenza” di cittadini ed associazioni, a riscattare dal degrado alcuni quartieri del centro storico: ricordate come erano ridotti 5/6 anni fa Borgo XX Giugno, Corso Cavour, Corso Garibaldi, Via della Viola, Via dei Priori, Via Rocchi prima che persone motivate, oneste, giovani, decidessero coraggiosamente di avviare lì attività che prima di essere un Bar sono presidi di socialità e di cultura. E poi smettiamo di pensare che i locali in orario serale funzionino solo per giovinastri, ubriaconi, tossici: io ho 54 anni e non ho problemi a frequentarne alcuni, ho molti amici sessantenni che ci si ritrovano spesso e un amico di 72 anni suonati che si diverte a fare il Deejay in serate musicali.

"Questo è, dunque un appello a tutti i Perugini, senza polemica nei confronti della amministrazione o delle autorità: anzi, il Sindaco, per l’età ed in quanto residente del centro storico, si è sempre dichiarato sensibile all’argomento e le forze dell’ordine coinvolte hanno mostrato di saper solidarizzare con l’esercente, quando il loro intervento era palesemente immotivato o al limite del “procurato allarme” (NB: reato punibile al pari dello “schiamazzo”).

"Nei primi anni ’90 gestivo Parco Lacugnano e risolsi il problema della coesistenza con i residenti della zona dotando la struttura di un pionieristico cellulare da 1 Milione abbondante di vecchie Lire: “chiamate prima noi, la Polizia ha altro da fare !”. Quanti di noi, oggi, darebbero il foglio di via al povero cristo barbuto che quotidianamente implora “Lasciatemi cantare” o lancerebbero una sassata alle casse che durante Eurochocolate gracchiano in loop Gelato al cioccolato. Vero, no ? E’ solo questione di buon senso, tolleranza e regole di convivenza: insieme, ce la possiamo fare!"

"Che si crei un Tavolo permanente con funzioni di monitoraggio e strategie “partecipate”: ne facciano parte un rappresentante tecnico ed uno politico della amministrazione comunale e uno a testa per gli esercenti, le forze dell’ordine ed i residenti (meglio se associati). Solo così, credo, è possibile stemperare il clima esasperato che si è creato in alcune aree del centro portandoci indietro di 10 anni, lasciando la giustizia privata ai cowboy americani del XXI secolo".

"Tutti insieme per ragionare di steward di strada, addetti alle pulizie, dehors insonorizzanti, servizi igienici supplementari (con agevolazioni ai proprietari si potrebbero riconvertire fondi sfitti, dotati di allaccio idrico o di un vecchio WC, senza dover ricorrere agli orrendi bagni chimici), i cui costi potrebbero essere condivisi senza grandi difficoltà tra più locali".

"Tutti insieme-conclude il post-per studiare esperienze di altre città, per perfezionare i regolamenti vigenti in materia di limiti orari, di arredo urbano, di occupazione del suolo … e anche di questo benedetto Impatto acustico”.

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