Umbria Mobilità, Rsu avvertono: azienda non si svende

Duro comunicato dell'RSU Umbria Tpl e Mobilità contro il possibile smantellamento dell'azienda, unica soluzione per non far fallire tutto il sistema di diritto alla mobilità pubblica

"Il futuro dell'azienda e dei 1500 lavoratori potrebbe essere seriamente a rischio": questa l'opinione dura dell'RSU Umbria Tpl e Mobilità che con un comunicato rilancia l'allarme di svendita dell'azienda del trasporto pubblico regionale: "Man a mano che la crisi di Umbria mobilità si fa più drammatica, vengono avanzate ipotesi di separazione tra bad e good company, nonché interventi volti ad aumentare i ricavi facendo leva sulle tariffe e sul taglio dei chilometri".

"Il tutto, - continuano - a discapito della qualità e della quantità del servizio, addebitando le perdite alla collettività e lasciando  i profitti ai privati. La RSU ritiene tutto questo intollerabile, inaccettabile e ingiustificabile, soprattutto quando il management aziendale chiede ulteriori sacrifici ai lavoratori (i cui stipendi sono a rischio), ma non impone tagli proporzionali alle proprie laute retribuzioni".

I sindacati ribadiscono che solo una gestione pubblica può garantire il diritto al trasporto, sempre però che il controllo degli enti sul managment siano effettivi, infatti secondo i sindacati la 'svendita' dell'azineda comporterebbe non pochi problemi. Primo l'isolamento dei paesi e delle zone meno “redditizie”.

Stravolgendo il servizio pubblico in privato viene meno la garanzia, secondo l'RSU, di portare i servizi in quelle zone della regione più disagiate da un punto di vista logistico, con i conseguenti tagli delle corse, anche di zone con alta frequenza, ma ritenute non strategiche e quindi non remunerative. Aumento certo del prezzo dei biglietti per gli utenti come già si vocifera. Precarizzazione e perdita di diritti dei lavoratori del trasporto pubblico. Con il rischio, concreto, che si verifichino  numerosi esuberi di personale, queste in sintesi le ragioni portate in evidenza dai sindacati. 

Per i sindacati l’ipotesi dello smembramento va in controtendenza rispetto alle motivazioni, condivise da tutte le organizzazioni e dalle forze politiche, che hanno portato alla costituzione dell’azienda unica regionale. La RSU ritiene che sia necessario correggere una stortura insorta all’atto della definizione dell’azienda Unica: la Regione Umbria, trattandosi appunto di azienda unica regionale, dovrebbe aumentare il suo “peso” all’interno della stessa attraverso la ricapitalizzazione.

"Il progetto 'azienda unica regionale' frutto della fusione delle 4 aziende pubbliche di trasporto umbro, nonostante tutto, continua l'RSU - ha rappresentato un esempio di integrazione valido per tutti gli altri servizi a rete, caratterizzati da una gestione frammentata in una moltitudine di aziende locali. In soli due anni di vita ha generato economie di scala, con una forte razionalizzazione delle risorse disponibili e risparmi di gestione riguardanti il personale".

I sindacati allora fanno appello a cittadini e lavoratori del TPL a mobilitarsi, "costruendo da subito Comitati contro la svendita dell’Azienda Regionale. Noi siamo disponibili ad organizzare questi comitati: ai cittadini Umbri il compito di non farsi “rubare” un pezzo dello stato sociale".

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