Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Roma. Ripulita la lapide sulla tomba del poeta perugino Sandro Penna. Peccato che...

Sandro Penna è unanimemente considerato una delle voci alte, e alate, del Novecento lirico italiano

Roma. Ripulita la lapide sulla tomba del poeta perugino Sandro Penna. Ce lo segnala Carlo Guerrini. Parlammo delle condizioni di inaccettabile degrado su queste pagine, nel 2017, in occasione del 40.mo anniversario dalla morte [Caro Sandro (Penna), è tempo di tornare a casa tua: Perugia te lo deve (perugiatoday.it) ]. Qualcosa hanno fatto. Peccato, però, che la scritta resti lacunosa. Non ci voleva tanto, né di tempo, né di spesa. Non c’è di peggio che fare le cose a metà. Ne avevamo lamentato la condizione di abbandono, documentata dall’amico Carlo Guerrini, il più penniano dei poeti del Grifo, degno erede del lirico cantore dei fanciulli. Che mi scrive: “Sandro, la tomba di Penna a Roma è stata ripulita, non restaurata. Ma almeno ora è leggibile e decente. La segnalazione mi è giunta dal Prof. Tommaso Mozzati dell'Università di Perugia”.

2 Una breve lirica penniana scritta sull'altro lato della lapide tombale-2Come si ricorderà, Penna era dovuto fuggire da Perugia, “città vuota”, in cui si sentiva emarginato per la sua diversità. Si era trasferito nella capitale, intessendo rapporti di amicizia e frequentazione col meglio dell’intellettualità del tempo: tra gli altri, gli scrittori Moravia, Morante e Pasolini, i quali ne ammiravano la trasparenza poetica che lo fece paragonare alle pagine più alte dell’Antologia Palatina. Oggi, Sandro Penna è unanimemente considerato una delle voci alte, e alate, del Novecento lirico italiano. Caduto (ma è caduto?) lo sciocco pregiudizio sui contenuti di carattere omosessuale, peraltro pudico e innocente, trasfigurati in pagine di limpida poesia.

Il 21 gennaio del 1977, il poeta moriva a Roma, in povertà e solitudine, dentro un misero appartamento: sporco, disadorno, ingombro di quadri e di libri. Lo trovò cadavere il poeta, sodale degli ultimi anni, Elio Pecora. Che avvertì il nipote, svelto a precipitarsi a prendere le opere d’arte che Penna aveva accumulato e con le quali, amico di tanti pittori, si guadagnava da vivere, gestendo operazioni di piccolo commercio. Penso alle opere donategli da Mario Schifano, che realizzò anche il documentario più bello sull’amico e sulla sua gaia povertà.

Pecora si impadronì dell’archivio, che il nostro Roberto Abbondanza voleva acquistare per riportarlo nella città natale (era il 1990, anno di un celebre convegno penniano, del quale potrebbe molto raccontarci l’amico assisiate Maurizio Terzetti). Ricordo la stratosferica richiesta economica di Pecora e la rassegnazione con cui accettammo, obtorto collo, la sconfitta. Non c’era, all’epoca, il sensibile Brunello Cucinelli che avrebbe forse donato il denaro necessario. Purtroppo. Ma quei documenti hanno consentito a Roberto Deidier di porre mano a un meridiano (costato 27 anni di lavoro) che non può mancare nella biblioteca di un vero perugino [Bentornato a casa, Sandro (Penna): Perugia riabbraccia il suo poeta, fuggito da una "città vuota" (perugiatoday.it)].

Ho scritto cinque anni fa: “Perugia ha questo incolmabile rimorso di sapere che quella tomba romana è in condizioni disastrose: la pietra è spaccata e devastata dalle muffe, l’ultimo numero dell’anno della morte è caduto o è stato asportato, il porta lampada arrugginito, il vetro della luce perpetua è scomparso. Al buio il poeta più luminoso del Novecento. Per fortuna, qualche anonimo ci porta ogni tanto un fiore: i poeti, si sa, sono generosi”. Oggi provo la delusione di dire che i poeti sono generosi… fino a un certo punto. C’è infatti qualche “poeta” che su Penna e “di” Penna è campato. Ma chiunque, meno povero di Penna (e noi fra tanti), avrebbe potuto versare quei miserabili 20 euro per rimettere il numero 7, mancante nella data di morte. E per sostituire il vetro della lampada funebre, della quale resta il filo a pendoloni.

La lapide recita: “Sandro Penna: 1906-197”. Vergogna! Una beve lirica è vergata sul verso della lapide: “Nostalgia della vita / in me riaffiora / che fa triste la tomba / che mi onora”. I poeti, si sa, sono profetici. Il mite Sandro aveva per sé predetto, nel dolore angoscioso della propria esistenza, la tristezza futura. Che lo avrebbe accompagnato e seguito fin sulla lapide della tomba. Come se la tristezza della sua vita non fosse stata abbastanza! Se c’è un marmista che mi legge, vada lì a rimettere quel 7! E il vetro nuovo della lampada. Mi mandi poi il conto. Con o senza fattura. Trova l’indirizzo nella guida telefonica.

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