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Lo "scandalo" della Rocca Paolina ridotta a un colabrodo: antiestetiche vele e infiltrazioni

È questa la dignità di una città che aspirava a diventare Capitale europea della cultura? Sono queste le condizioni nelle quali ci prepariamo ad accogliere i visitatori dei prossimi mercatini di Natale nella Rocca?

Alla Paolina, le vele sono tante, ma non servono per navigare! Sono forse “complementi d’arredo” della rocca del Sangallo? Parliamo della Rocca di proprietà comunale, perché la situazione del Cerp è invece tranquilla (avendo sopra il palazzo della Provincia).

Non c’è nulla da fare: la Rocca Paolina è ridotta a un colabrodo. E pare che non ci sia verso di tapparne i buchi, tante sono le infiltrazioni che provengono da sopra. Esattamente da dove? Innanzitutto da viale dell’Indipendenza, una strada sul cui sottosuolo l’acqua scorre a torrenti (chi parla di fogne, chi di perdite dell’acquedotto!). Ne è prova il recente scivolamento del muro di contenimento sottostante, verso piazza del Circo. Lo dimostra lo slittamento a valle dell’Hotel Brufani, tempestivamente arginato con palificazioni in cemento armato profonde 27 metri e con l’ancoraggio alle sue fondazioni che, a loro volta, radicano nel piede della Rocca.

Ma rifare la strada dovrebbe avere costi proibitivi, senza contare il blocco della circolazione nell’arteria addominale per accedere al centro storico. Un’altra fonte di infiltrazione sono i giardini Carducci, il cui piano di calpestio è stato rifatto solo qualche anno fa, sindacatura Locchi. Si direbbe che la situazione è addirittura peggiorata! Chi dice sia colpa delle radici dei lecci che vanno in profondità, chi della coibentazione inadeguata. Anche da via Marzia penetra acqua in quantità industriale. E si vede… anche d’estate.

Le varie amministrazioni non sono state in grado di prevedere un intervento risolutore e sembrano, al contrario, essersi adagiate sull’esistente, con palliativi che sono accettabili come soluzione tampone ma che, assurti a metodo ordinario, sono tali da suscitare il riso, se non lo sdegno. La soluzione estemporanea, ormai elevata a sistema, è quella delle cosiddette “vele”.

Si tratta di grandi teli di plastica posizionati in alto, in modo da intercettare, raccogliere e convogliare l’acqua. Accade a far capo dall’antica via Bagliona, scandita nei vari ambienti, entrando da via Marzia.La cosa è più macroscopica dentro la sala più prestigiosa, la Cannoniera, e sale viciniori.

La Cannoniera ha un telo di raccolta enorme, quasi assurto a elemento estetico, ma terribilmente impattante. Il finale, a tubo aperto, convoglia l’acqua che scivola sul muro lungo viale dell’Indipendenza. Il liquido fuoriesce, segnando con strisce bianche di calcare il muro in mattoni, perfettamente ripulito solo qualche anno fa: lavoro sprecato, soldi buttati! Alla faccia del provvisorio che, in Italia più che altrove, pare destinato a divenire definitivo.

Ma non pare ragionevole prendere il toro per le corna e prevedere un intervento risolutore? È questa la dignità di una città che aspirava a diventare Capitale europea della cultura? Sono queste le condizioni nelle quali ci prepariamo ad accogliere i visitatori dei prossimi mercatini di Natale nella Rocca?

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