Giovane accoltellato, l'arrestato al giudice: "Mi hanno sputato in faccia e minacciato di morte, mi sono difeso. Ho preso il coltello per paura"

Il 23enne greco arrestato per tentato omicidio racconta cosa è successo quella notte: "Mi dispiace aver ferito un estraneo, ma avevo perso la testa. Mi scuso con lui e con la sua famiglia"

Non voleva uccidere, ma l’alcol e le minacce ricevuto gli avrebbero fatto perdere il controllo delle sue azioni, prendendosela con chi non c’entrava nulla.

Prova a difendersi Kristi Musaj, il 23enne greco arrestato per il tentato omicidio di un giovane perugino di 20 anni nella notte tra l’8 e il 9 agosto a Castel del Piano.

Il giovane straniero, difeso dall’avvocato Vincenzo Bochicchio, si è presentato davanti al giudice per le indagini preliminari Natalia Giubilei per sottoporsi all’interrogatorio di garanzia e ha provato a spiegare cosa sia successo quella sera. Prima, però, ha voluto scusarsi con il ragazzo ferito e la sua famiglia: “Volevo andare a trovarlo e chiedere perdono, ma poi mi hanno arrestato”.

Secondo l’arrestato quella sera sarebbe stato provocato e minacciato di morte da un ragazzo tunisino (indagato e messo agli obblighi di dimora dalle 21 alle 7). Il 23enne era al bar con un amico, a bere una birra, quando si sarebbe avvicinato il tunisino, spalleggiato da un giovane italiano (anch’egli agli obblighi di dimora), gli avrebbe messo una mano sulla faccia, intimandogli di “andare via, sparire”, altrimenti gli “avrebbe tagliato la gola”. Minaccia che non avrebbe sortito alcun effetto, ma quando il tunisino gli avrebbe sputato sul volto, allora sì che il 23enne avrebbe perso le staffe.

Al giudice ha spiegato di "essersi prima difeso"  e poi di "aver perso il controllo", di essersi sentito scioccato e offeso per gli insulti e gli sputi e di aver “fatto una fesseria” tirando fuori il coltello. Una minaccia che, a giudicare dal video girato da alcuni testimoni, non avrebbe spaventato più di tanto il tunisino e l’amico italiano, tanto che la rissa si è accesa in più ripresa, come un elastico, con i contendenti che si avvicinavano e si allontanavano.

In quel caos che ogni rissa porta con sé, e qui il 23enne si è detto dispiaciuto, ha sferrato il colpo con il coltello (caduto poco dopo e non ritrovato) ad una persona che non aveva nulla a che fare con la lite, anzi stava cercando di aiutarlo.

Quanto ai motivi della rissa, rispondendo al giudice, il giovane non saputo dare motivi validi, se non che “ci fosse dell’attrito” con il tunisino, un’antipatia reciproca senza cause di sorta. Inimicizia che si sarebbe riverberata anche sul giovane che era in compagnia dell’arrestato. Dopo la coltellata, infatti, il 23enne sarebbe fuggito, mentre l’amico, rimasto lì davanti al bar, sarebbe stato aggredito dagli altri due indagati. Tanto che ha presentato denuncia per l’aggressione. I Carabinieri sono ancora al lavoro per rintracciare altre persone che hanno avuto a che fare con la rissa.

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Al termine dell’interrogatorio l’avvocato Bochicchio ha fatto richiesta di una misura meno afflittiva, come gli arresti domiciliari, contestando anche l’accusa di tentato omicidio. Secondo il difensore sarebbe più confacente alla ricostruzione un’accusa di lesioni personali gravissime, oltre alla rissa aggravata. Il sostituto procuratore ha chiesto la convalida della misura degli arresti in carcere. Il giudice si è riservato di decidere.

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