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"Caro De Vincenzi, aiutaci tu a modificare la legge regionale per l'assegnazione delle case popolari"

Riceviamo e pubblichiamo la risposta dell'assessore comunale di Perugia Edi Chicci alle critiche avanzate dal consigliere regionale De Vincenzi sulla ristrutturazione dell'immobile Ater di via del Favarone e sulla mancanza di alloggi da destinare a genitori separati. 

Riceviamo e pubblichiamo la risposta dell'assessore comunale di Perugia Edi Chicci alle critiche avanzate dal consigliere regionale De Vincenzi sulla ristrutturazione dell'immobile Ater di via del Favarone e sulla mancanza di alloggi da destinare a genitori separati. 

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A seguito dell’audizione della III Commissione consiliare permanente della Regione Umbria (sanità e servizi sociali) svoltasi mercoledì 20 giugno sul tema della ristrutturazione da parte di Ater dell’immobile sito in via del Favarone, il Consigliere Sergio De Vincenzi (gruppo misto-Umbria Next) ha rilevato a mezzo comunicato stampa, la mancanza di alloggi da destinare a genitori separati.

Ad accogliere le criticità è l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Perugia Edi Cicchi che vede proprio nella presenza all’interno dell’Assemblea legislativa del Consigliere De Vincenzi, già Consigliere del Comune di Perugia, un portavoce ideale dell’amministrazione riguardo alle modifiche, più volte auspicate, della legge regionale n.23 del 2003. La normativa in questione regolamenta l’assegnazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Sociale e ne stabilisce requisiti e criteri, a cui si aggiungono quelli comunali, approvati durante questa sindacatura e che privilegiano chi risiede stabilmente a Perugia da almeno 15 anni, criterio peraltro che ha consentito di aumentare del 30% i nuclei italiani che hanno fatto domanda.

“A più riprese - sostiene l’assessore Cicchi - da ormai 4 anni stiamo richiedendo delle modifiche, modifiche che ad oggi non sono state prese in considerazione e che riguardano proprio la revisione dei criteri di assegnazione non soltanto in favore dei padri separati ma di tutti i nuclei monogenitoriali e di   quelle situazioni di particolare svantaggio che attualmente non rientrano nelle graduatorie e che potremmo invece collocare negli alloggi di piccole dimensioni già oggi a disposizione dell’amministrazione, che a causa dei punteggi  non adeguati non vengono assegnati ”.

Infatti a quanto pare gran parte delle richieste di alloggi ERS proviene da famiglie molto numerose che si collocano nelle prime graduatorie e per le quali viceversa c’è carenza di alloggi.

“Siamo certi che il consigliere regionale e comunale De Vincenzi, che  manifesta questa sensibilità,  rappresenti dunque un punto di forza importante per il conseguimento di questo obiettivo per cui  potrà senz’altro smuovere lo stallo che perdura da ormai troppo tempo a fronte della  massiccia richiesta e di situazioni di estrema fragilità a cui dobbiamo far fronte”.

L’Assessore Cicchi, ha tenuto a sottolineare l’importanza della ristrutturazione dell’immobile pubblico di Via del Favarone che finalmente dopo 20 anni torna alla collettività, non in funzione di un accordo scritto tra enti, ma sulla base di una visione condivisa della Città.

Al contempo, auspica che l’operazione possa consentire ad Ater di mettere a disposizione del Comune ulteriori nuovi immobili proprio in ragione delle numerose emergenze sociali, che riguardano un puzzle complesso di diverse realtà e non soltanto alcune fasce di popolazione, che necessitano di una presa in carico e di soluzioni concrete.

Conclude Edi Cicchi: “Da sempre sostengo quanto la gestione dell’immigrazione sia frutto di scelte sbagliate nazionali e sovranazionali che Perugia come altri comuni hanno subito, ma che hanno dovuto gestire nel miglior modo possibile. Inoltre, stando ai dati della Prefettura, responsabile dei CAS, cosa diversa dallo SPRAR (65 posti in tutto non aumentabili e che l’Amministrazione Comunale non ha intenzione di aumentare) a Perugia non si sono ad oggi verificate situazioni tali da richiedere una presa in carico da parte delle Forze dell’Ordine e che l’accoglienza diffusa  risulta tra le buone pratiche portate ad esempio nelle altre città italiane”.

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