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I perugini commentano quel cappello sopra le ninfe della Fontana Maggiore e il Comune risponde

Solleva perplessità quel "cappuccio" o "ombrellino", posizionato sopra il capo delle tre ninfe bronzee che sovrastano la coppa della Fontana di piazza

Solleva perplessità quel “cappuccio” o “ombrellino”, posizionato sopra il capo delle tre ninfe bronzee che sovrastano la coppa della Fontana di piazza. Lo rileva  un autentico “defensor civitatis Perusiae”, come il sociologo Vanni Capoccia. Con lui è Cesare Barbanera, figura eminente della Società di Mutuo Soccorso di via dei Priori.

“In realtà, quel cappuccio già era stato realizzato durante il restauro degli anni ’90”, afferma l’architetto Maria Cristina Timpani, responsabile del restauro per il Comune di Perugia. Fa, anzi, un’importante precisazione. “L’oggetto è stato realizzato ex novo, poiché quello precedente in rame, risultando completamente ossidato, rilasciava un percolato che andava ad imbrattare le sculture delle ninfe sottostanti”.

Dunque, come è stato affrontato e risolto il problema?

“Il nuovo materiale utilizzato è l’ottone, metallo più resistente all’usura generata sia dagli agenti atmosferici che dalle sostanze aggiunte all’acqua della fontana per la sua depurazione microbiologica e chimica, nonché dal guano (acido) dei piccioni”

Ma a che serve il “cappello”?

Il cappello è un deviatore di flusso che, ripartendo in maniera uniforme il getto dell’acqua, evita che, per effetto del vento di tramontana, il getto unico vada a bagnare le sculture poste sul versante nord-est, che guarda verso via delle Volte”.

Quali conseguenze negative ne derivavano?

“I getti d’acqua provocavano un danno rilevante, in termini di usura, alle sculture posizionate su quel lato, come i restauratori hanno potuto effettivamente verificare durante il lavoro”.

È dunque vero che il flusso, prima più ampio, è stato ristretto?

“Di fatto, quella specie di ombrello ha una funzione frangi getto. Ed è probabile (come sostiene Capoccia, ndr) che sia stato rialzato di qualche centimetro. C’è, inoltre, da considerare il fatto che è stato rinnovato anche il sistema di pompaggio e riciclo dell’acqua per cui la sua spinta, sebbene regolabile, può risultare leggermente variata rispetto a prima”.   

Insomma: tutto resterà così?

“Tengo a precisare – aggiunge l’architetto Timpani – che l’altezza del cappello sarà suscettibile di alcune variazioni, sempre da concordare con la dottoressa Biganti della Soprintendenza” (in effetti, si notano dei dadi che possono scorrere sulla filettatura dei supporti, avvicinando o allontanando il cappello, ndr.).

Ma Capoccia si appella al rispetto della tradizionale immagine che mostra un flusso più ampio di quello attuale. E, riguardo allo spettacolo “corale” offerto dalla Fontana,  osserva : “Un racconto che, oltre ai marmi, le scritte e i bronzi, comprende il mormorio dato dai movimenti dell'acqua, compresi quelli provocati dal vento. Sono parte integrante delle meraviglie che la Fontana mostra”.

Risposta della dottoressa Timpani: “La presenza del “cappellino”, oltre ad essere un gesto di doveroso rispetto per l’intervento di restauro degli anni 90,  risponde a un preciso scopo di migliore conservazione”. Per dire che quel cappuccio – anche se sfuggito all’attenzione di tanti perugini - non è una novità! E che, soprattutto, non è un capriccio, ma risponde alla funzione di una migliore conservazione del prezioso e antico manufatto.

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