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Domenica, 25 Settembre 2022
Cronaca

IL RICORDO In occasione del compleanno virtuale del perugino Giacomo Santucci, una poesia di Claudio Spinelli a lui dedicata

Il ritratto in pagina è opera dell’indimenticato artista amico Umberto Raponi

In occasione del compleanno virtuale del perugino Giacomo Santucci (1922-2006), una poesia di Claudio Spinelli a lui dedicata. I rapporti fra i due personaggi, divisi da appartenenze politiche (repubblicano Spinelli, comunista Santucci) furono costantemente improntati a stima e rispetto reciproci. Entrambi formati al Pieralli, entrambi di matrice schiettamente popolare, convintamente antifascisti, condividevano ideali di libertà e giustizia sociale. Memorabili restano le loro scaramucce verbali su temi del passato e della contemporaneità. Una divergenza spassosa verteva sul differente giudizio riguardo alla figura della Marchesa Marianna Florenzi.

Spinelli aveva scritto due poesie in cui ne elogiava la cultura e l’amore con Lodovico di Baviera. Rapporto che, a detta di Santucci, era invece marcato da interesse economico e furbizia femminile. Ragion per cui, la definizione che ne dava Giacomo è in questa sede irriferibile… ma facilmente intuibile. Spinelli invece ne elogiava la cultura, il sentimento, la finezza, il disinteresse. Il Santucci ritratto da Spinelli in questa poesia (da me inserita nella sezione “Personaggi” del mio ‘Spinelli lirico’) è proprio l’educatore appassionato e il difensore della città che abbiamo conosciuto. Attendiamo il giudizio dei lettori.

PS: Il ritratto in pagina è opera dell’indimenticato artista amico Umberto Raponi che volle raccontare Giacomo attraverso la Fontana e i piccioni, i libri e gli alunni: simboli di sicura appartenenza. Glielo chiesi in un’occasione speciale (la ricorrenza della scomparsa di Giacomo) e Umberto, che lo aveva conosciuto, lo interpretò cogliendone lo spirito e le appartenenze. Grandi figure di uomini in cui umanità, impegno, generosità, cultura si riducevano ad unità.

GIACOMO
T’ho sentit’a la radio stamattina / che parlave nco ’l solito calore / e la tu’ cantilena perugina / de quilli ch’ènn’i tu’ più grand’amore: / la scòla, o mejo ’ncó lo ’nsegnamento, / e ’sta Perugia nostra. Quan’ te sento // me mett’adòsso come ’n’emozzione, / ché da le tu’ parole s’acapisce / la schiettezza, ’l coraggio, la passione / de un’ che pe’ ’ste cose ce patisce / e ce s’acòra, ma che ’n fondo ’n fondo / ’n le cambierìa ncon tutto l’or’ del mondo.

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