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Dopo la perquisizione e il sequestro di un tesoretto etrusco, due fratelli finiscono nei guai: alla sbarra per ricettazione

I due indagati, tramite l'avvocato difensore Michele Capocchi, hanno scelto e ottenuto di essere giudicati con rito abbreviato condizionato

Quasi trenta reperti archeologici autentici, un vero e proprio "tesoretto" probabilmente appartenente all'epoca etrusca, e due fratelli perugini finiti sotto la lente d'ingrandimento della procura di Perugia per ricettazione. Una vicenda che aveva preso piede nel novembre dell'anno scorso dopo il ritrovamento e sequestro - effettuato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale - dei reperti storici, composti da asce, vasellame e altri antichi e preziosi oggetti . Secondo la procura che ha chiuso le indagini a loro carico  i due indagati avrebbero detenuto per "trarne profitto" il materiale archeologico di proprietà dello Stato, tentando di venderne una parte a una casa d'asta.  Altri numerosi reperti erano stati ritrovati nelle abitazioni dei due indagati nel corso della perquisizione. 

Intanto la difesa degli indagati - l'avvocato Michele Capocchi - ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato condizionato all'escussione di un teste e la prima udienza è stata fissata al 12 marzo prossimo dinanzi al giudice del tribunale di Perugia.  Secondo la difesa i reperti archeologici sarebbero stati collezionati dalla famiglia grazie alla passione del padre e del nonno per la storia e la civiltà etrusca. “I miei assistiti, aveva spiegato a Perugiatoday  il legale Michele Capocchi, hanno sempre agito in buona fede e  nel rispetto della legge". Da una parte la difesa punta a dimostrare la legittimità del possesso dei beni sequestrati, dall'altra la procura di Perugia che li ha inquisiti per ricettazione. 

Tutto parte da una legge, del 1909, che sancisce  l'appartenenza allo Stato delle cose fortuitamente ritrovate. Successivamente alla sua entrata in vigore, tutti i beni di interesse storico, artistico o archeologico trovati in possesso di privati,  salvo che questi non esibiscano un titolo legittimante, si presumono essere di provenienza illecita. 

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