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Dopo vent'anni torna in vita una delle chiese più antiche di Perugia, scrigno di tesori d' arte

Riaprirà entro la fine del mese di febbraio la chiesa di San Fortunato, una delle più antiche della città. Sarà anche possibile visitarla per ammirarne le opere d'arte barocca di eccezionale bellezza

Dopo un ventennio di chiusura, riaprirà entro la fine del mese di febbraio la chiesa di San Fortunato. Posta al termine dell’omonima “piaggia” (strada in forte pendenza) in fondo all’attuale via Bartolo, è una delle più antiche della città: si dice che sia sorta sulle rovine di una scuola di aruspicinia etrusca, non lontano dall’Arco di Augusto.

Edificata nel XII secolo, fu ricostruita e trasformata nel Seicento, secondo lo schema della navata unica, con reminiscenze di carattere medievale. La gestirono  i Padri Silvestrini, giunti nella città del Grifo, poco dopo la costruzione della Rocca del Sangallo. Sono terminati da un pezzo o lavori di consolidamento, finanziati coi fondi del terremoto. Successivamente sono state effettuate le opere di tinteggiatura.

Ora si sta ricostruendo il piano, danneggiato, di un altare laterale sinistro.  Si sa anche che due metri sotto l’attuale piano rialzato si trovano i precedenti altari. Durante gli interventi di risanamento, sono emersi affreschi medievali che non è stato possibile riportare completamente alla luce, per carenza di finanziamenti.

“C’è un cielo stellato e quattro figure di evangelisti”, dice Giuseppe Capaccioni, responsabile per l’Umbria di Comunione e Liberazione, cui la chiesa è stata data in affido, come anche i locali soprastanti, ormai divenuti la sede ufficiale del Movimento.  Nell’affresco, sul lato sinistro, spiccano due teste equine di singolare bellezza. “Chissà che non si possa  in futuro – auspica Capaccioni – riportarli completamente alla luce”. A breve la solenne inaugurazione e una concelebrazione, presieduta dal cardinale Bassetti.

Poi la chiesa verrà officiata in occasioni speciali. Sarà anche possibile visitarla per ammirarne le opere d’arte barocca di eccezionale bellezza. Le decorazioni lignee degli altari sono qualcosa di speciale. Si tratta di un ciclo scultoreo policromo, con grandi splendori di ori. Molte statue sono incuneate in nicchie laterali, secondo lo stile e la concezione barocca. Le opere pregevoli appartengono alla mano di Leonardo Scaglia.

Nella chiesa è contenuta anche una tela di Scilla Pecennini, raffigurante la “Madonna e San Fortunato”. Il colossale baldacchino in sfoglia oro giace ora sulla destra, appoggiato a due confessionali. “Dato il peso e l’importanza del manufatto – dicono gli esperti – non è possibile ricollocarlo, prima di un adeguato restauro e della preparazione di un’opportuna superficie di attacco. Se cadesse a terra da quell’altezza, sarebbe una tragedia”. L’importante è che questo splendore di opere d’arte torni ad essere fruibile per residenti e turisti, costituendo un valore aggiunto tra le numerose attrattive della città d’Euliste. 

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