Restaurata la lapide di via Baglioni, intestata alla memoria del capitano Leopoldo Pellas, un grande eroe

Memoria di pietra. Le lapidi raccontano storia e storie, personaggi, eventi e identità cittadina. Tenerle in dignitose condizioni di leggibilità consentendo di parlare, agli uomini d’oggi, delle azioni degli uomini di ieri, è un dovere imprescindibile.  Il Comune di Perugia ne ha molte da tutelare. Stavolta i riflettori sono puntati sulla centralissima via Oberdan e su figure di rilievo come i fratelli Pellas, ai quali è intitolata anche un’importante strada cittadina. La commissione UO cultura ha deciso per il restauro, procedimento seguito in particolare dal geometra Raffaele Calzoni, professionista attento e scrupoloso.

L’occasione è stata fornita dal centenario dalla conclusione della Grande Guerra. Il personaggio commemorato nella lapide (installata nel 1923, a un lustro dall’evento) è Leopoldo Pellas, medaglia d’oro al valor militare. L’impresa eroica e la morte coraggiosa (del capitano perugino, poco più che ventenne) non lasciarono insensibili nemmeno i nemici che, due giorni dopo il fatto, lanciarono volantini da un aereo per notificare che Leopoldo Pellas era stato sepolto con gli onori militari.

L’iscrizione era ormai illeggibile ed è stata opportunamente risanata, rispettandone il cromatismo nero (in altri casi, invece, le lettere sono rubricate e al colore originario occorre attenersi). Ecco il testo: “Alla memoria del tenente Leopoldo Pellas, decorato di medaglia d’oro al valore militare, nato a Perugia il 1° gennaio 1897. Per profonda coscienza del dovere, per alto spirito di vendetta contro il nemico che gli aveva ucciso il fratello, capitano dei granatieri, attaccava fra i primi, benché ferito e incalzava l’avversario, e proseguendo quindi con fulgido valore nell’ardita e fortunata azione, assaltava successivamente tre linee infliggendo al nemico gravi perdite e facendo dei prigionieri. 

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Raggiunto l’ultimo obiettivo, con mirabile tenacia si slanciava ancora avanti, circondato dagli avversari, rifiutava di arrendersi e si difendeva con straordinaria costanza e con magnifico eroismo fino alla morte, imponendosi all’ammirazione dello stesso nemico che due giorni dopo, per mezzo di un messaggio lanciato da un velivolo, annunciò di aver fatto seppellire con gli onori militari il valoroso caduto. Caposile 26 maggio 1918. A cura del patrio municipio il XX ottobre MCMXXIII”.

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