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Quell'abuso edilizio a Resina che resiste da otto anni: "Non sarà condonato"

Dopo tanti anni si è prossimi a scrivere la parola fine sulla palazzina che è motivo del contendere dal lontano 2008. La storia ricostruita dal Movimento 5 Stelle. Ecco tutto la storia

C'è un abuso edilizio a Perugia che resiste da otto anni tra ricorsi, richieste di sanatoria, denunce e contro-denunce. Una palazzina - difforme dalle autorizzazioni concesse - che è stata realizzata in un terreno di Resina e i cui appartamenti sono stati messi in vendita dalla ditta appaltatrice. Otto anni dopo, secondo la relazione del Movimento 5 Stelle approvata in consiglio comunale, gli uffici hanno respinto o sono prossimi farlo l'ultima richiesta di condono.

A questo punto tutto il consiglio comunale ha impegnato il sindaco e la Giunta a prendere provvedimenti - nell'esposto dei vicini si chiede l'abbattimento della struttura non conforme alle autorizzazioni - anche contro coloro che dagli uffici comunali preposti al controlli non sono intervenuti impedendo che "l’abuso fosse portato a più gravi conseguenze, che il bene abusivo fosse commercializzato e che non abbia utilizzato a tutti i poteri che la legge le conferisce per il ripristino della legalità". Insomma non si è fatto nulla per arginare subito quell'abuso edilizio. 

Tutta la storia dei ricorsi: nel dicembre del 2006 due cittadini di Resina confinanti con un lotto di terreno dove erastata autorizzata la realizzazione di un edificio plurifamiliare, hanno presentato un esposto al Comune, denunciando un abuso edilizio: si stavano realizzando opere difformi rispetto all’autorizzazione accordata, in particolare si stavano realizzando e mettendo in vendita unità immobiliari che avrebbero dovuto essere soffitte. 

Solamente un anno più tardi, nel gennaio 2008, gli uffici comunali preposti alla vigilanza effettuano un controllo da cui emerge una variazione essenziale rispetto al progetto autorizzato che ha portato a maggiori volumetrie per ben 727 metri cubi.Inspiegabilmente, tra istanze di sanatoria e inerzia ingiustificabile, trascorrono ben 4 anni e mezzo, maggio 2011, prima che l’Amministrazione si determini ad adottare l’ordinanza di demolizione e rimozione dell’abuso. 

A questo punto, l’impresa, che nel frattempo ha venduto gli appartamenti che dovevano essere soffitte, fa ricorso al Tar; procedimento che viene sospeso, per l’ennesima istanza in sanatoria presentata a febbraio 2014. Passa ancora un anno e mezzo ed ora sembra che gli uffici preposti abbiano respinto l’istanza negando il “condono” (scelta obbligata stante la tipologia ed entità dell’abuso). 
 

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