Unipg, la relazione su leucemie del luminare Falini: "Nuovi farmaci e scoperte, mai come oggi stiamo assediando il male"

Una relazione che mette in mostra nuove cure, oltre la chemioterapia, che stanno dando risultati soddisfacenti. Si punta a farmaci mirati in grado di colpire solo le cellule malate e non tutti i tessuti.

Un anno accademico, quello aperto oggi per l'ultima volta dal Rettore Moriconi, all'insegna non solo della rinascita, dopo gli anni bui, ma anche della speranza, sotto forma di ricerca, per battere prima o poi i tumori e le leucemie. Appassionante, per nulla complicata, la relazione della punta di diamante in ambito medico dell'Unipg, Brunangelo Falini che ha detto chiaramente che mai come oggi la ricerca sta portando una battagli forte contro il male. "Nel suo libro, vincitore del premio Pulitzer 2011, il medico scrittore Siddhartha Mukherjee - scrive Falini - definisce il cancro come “L’Imperatore di tutte le malattie”. Nell’immaginario collettivo, la leucemia, una particolare forma di tumore del sangue, assume un significato ancora più allarmante caratterizzandosi, oltre che per la crescita incontrollata, proprietà tipica di ogni tumore, anche per il fatto di presentarsi, sin dall’inizio, come una malattia disseminata. Infatti, le cellule leucemiche, circolando nei vasi sanguigni, sono in grado di raggiungere e, potenzialmente, colonizzare ogni organo. La leucemia non rappresenta una malattia, ma un complesso di malattie". 

Falini ha anche spiegato come il male si manifesta, da dove arriva e il nutrimento che lo fa crescere giorno dopo giorno: "Ma come nascono le leucemie? In genere, esse derivano dalla trasformazione neoplastica della normale cellula staminale (ossia della “cellula madre”) del midollo osseo il cui compito è di produrre tutte le cellule del sangue e cioè i globuli rossi che ossigenano i nostri tessuti, i globuli bianchi che ci difendono dalle infezioni e le piastrine che regolano i processi coagulativi. Gli eventi trasformanti, della cui natura parlerò tra poco, conferiscono alle cellule leucemiche un vantaggio di sopravvivenza che gli permette di invadere il midollo osseo, occupando spazio a scapito delle cellule normali; insomma un classico esempio di selezione naturale di tipo darwiniano. Il difettoso funzionamento midollare che ne consegue è responsabile dei sintomi del paziente leucemico, come la stanchezza, le infezioni e i sanguinamenti".

La chemioterapia, seguita o meno dal trapianto di midollo osseo da donatore, ha portato a notevoli progressi nella cura delle leucemie acute, specialmente delle forme infantili: oggi curabili in circa l’ 80% dei casi). Mentre in più della metà dei pazienti adulti affetti da leucemia acuta non riesce a guarire con le armi terapeutiche oggi a disposizione che, inoltre, "possono causare importanti effetti tossici collaterali, in quanto uccidono non solo le cellule proliferanti leucemiche ma anche quelle normali".

La nuova frontiera, oltre la chemioterapia, sono dei farmaci più specifici in grado di colpire selettivamente le cellule tumorali, risparmiando i tessuti sani. La sperimentazione anche Perugina su questa linea sta dando risultato importanti. "Conoscere la lesione genetica non significa avere automaticamente in mano il farmaco giusto per combatterla. Però, nel caso della leucemia a cellule capellute, la fortuna ci ha aiutati. Infatti, la stessa mutazione di BRAF - che stimola la produzione di cellule tumorali ndr - era stata identificata anni prima all’Istituto Sanger di Cambridge in circa il 50% dei casi di melanoma metastatico, una malattia incurabile per la quale era stato messo a punto un efficace inibitore di BRAF chiamato vemurafenib. Questo ci ha indotto a saggiare in laboratorio l’effetto dell’inibitore di BRAF sulle cellule leucemiche capellute, scoprendo che esso determina prima la perdita delle estroflessioni villose di superficie e poi la morte delle cellule leucemiche. Da lì a trasferire l’impiego del farmaco in pazienti resistenti ai trattamenti chemioterapici convenzionali il passo è stato breve".  

"La quasi totalità dei pazienti hanno risposto alla terapia con inibitore di BRAF, 35% in maniera completa e il resto in maniera parziale. Risultati ancora più sorprendenti, con quasi 100% di remissioni complete durature, sono stati ottenuti combinando l’inibitore di BRAF che colpisce la cellula leucemica da dentro con un anticorpo monoclonale che attacca la cellula leucemica da fuori, riconoscendo una molecola chiamata CD20 sulla sua superficie".

Nella relazione di Falini emerge come "la medicina di precisione" sia la grande speranza, la possibilità di migliorare la vita del malati, sviluppando cocktails di farmaci in grado di colpire in maniera mirata le varie mutazioni. "Una terapia di precisione radicalmente diversa si affaccia all’orizzonte, quella delle cellule CAR-T, già rivelatasi efficace in vari tumori linfoidi. Si tratta di una immunoterapia basata sull’impiego di linfociti T, una sottopopolazione di globuli bianchi coinvolti nella difesa contro i tumori, che vengono prelevati dal paziente, ingegnerizzati in laboratorio a colpire selettivamente una molecola sulla superficie delle cellule tumorali ed infine re-infusi nel paziente stesso". Per Falini oggi come non mai è il tempo della speranza anche perchè il Male è finalmente assediato: "Insomma, è un’epoca storica in cui stiamo assistendo ad un vero e proprio assedio con armi sofisticate alla roccaforte dell’“Imperatore del Male”, nella speranza che questo epico scontro si concluda alla finecon la sua definitiva sconfitta".

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