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Perugia e droga: tutti i traffici e l'accusa contro certi avvocati e insospettabili

E' durissima e puntuale la relazione della commissione regionale d'inchiesta che ha analizzato infiltrazioni mafiose e gestione dei fiorenti traffici di droga in direzione Perugia e nel resto dell'Umbria. Tutti i passaggi chiave

Il lato oscuro, o meglio la zona grigia, del miliardario giro di droga di Perugia. E' questo il capitolo più importante della relazione della Commissione d'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e sulle tossicodipendenze in Umbria che è stata approvvata in commissione e ora passerà direttamente in consiglio regionale per la discussione finale. Ci sono ancora capitoli da scrivere su quelli che possono essere definiti fiancheggiatori o sfruttatori della carne da macello dello spaccio umbro e perugino.

La relazione va giù duro e lancia ombre anche su alcuni avvocati, imprenditori e finti cittadini incensurati ma non immacolati: “C'è un insieme di professionisti e imprenditori – si legge nella relazione - che forniscono allo spacciatore arrestato documenti validi di soggiorno, attestazioni di occupazione stabile, seppure fittizia, e indirizzi di residenza. Le stesse difese degli imputati di una medesima etnia sono monopolizzate da pochissimi legali sui quali, per le modalità con cui vengono loro effettuati i pagamenti delle spettanze per prestazioni giudiziarie, è necessario attirare l'attenzione del fisco”. Parole durissime, senza nomi e cognomi, ma che faranno sobbalzare intere categorie pronte sicuramente a replicare. 

RELAZIONE/2: DA DOVE ARRIVA LA DROGA E CHI LA GESTISCE - “Perugia non sarà la capitale della droga – è scritto nella relazione della Commissione d'inchiesta – ma è comunque un mercato fiorente e diffuso per le province contermini, come dimostrano le identità dei morti per overdose, che molto spesso sono persone provenienti da varie parti dell'Italia centrale. La droga arriva a Perugia dallo scalo aeroportuale di Roma e dal porto di Napoli, trasportata dai cosiddetti 'ovulatori', il cui arresto ha permesso di individuare i luoghi di provenienza. I grossisti, invece, appartengono a organizzazioni mafiose. L'intera catena distributiva è nelle mani di organizzazioni straniere: i nigeriani importano gli stupefacenti e sfruttano la prostituzione, come fanno anche gli albanesi, in territori riservati dove gli uni non invadono quello degli altri".

RELAZIONE/3: LE VIE DI PERUGIA RIBATTEZZATE CON I NOMI DELLE VIE DI TUNISI - "Lo spaccio al dettaglio, invece, viene affidato, quasi in esclusiva, ai nordafricani. E' provata l'esistenza di una organizzazione criminale che ha la sua testa in Tunisia. Quando arrivano attraverso i canali dell'immigrazione clandestina i rimpiazzi di quelli che non spacciano più perché colpiti dai provvedimenti delle forze dell'ordine, questi hanno indirizzi che fanno corrispondere una via di un quartiere di Tunisi ad una via di Perugia. Sono state rinvenute mappe del capoluogo umbro con i nomi delle piazze e delle strade ribattezzate secondo la toponomastica tunisina, per rendere più agevoli gli spostamenti della manovalanza criminale fin dal primo giorno di arrivo in Umbria”.
 
IL RITORNO DELL'EROINA - Accanto al consumo di droghe, fra cui preoccupa il ritorno dell'eroina che oggi viene “fumata” anziché iniettata in vena, c'è il netto aumento del consumo di alcol, specie fra i giovani e in particolare crescita fra le adolescenti femmine. “Occorre che gli operatori chiamati a contrastare questi fenomeni – si legge nella relazione – vengano messi in condizione di cogliere appieno i nuovi meccanismi compulsivi che si registrano, in particolare l'alcolismo giovanile e la ludopatia, che non appaiono confinati né in alcune classi di età né in definite classi sociali.

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