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Disabilità, la protesta della associazioni: "La Regione smetta di ascoltare i cattivi consiglieri"

Riceviamo e pubblichiamo la nota di protesta delle associazioni dei disabili

Riceviamo e pubblichiamo la nota di protesta delle associazioni dei disabili

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«Auspichiamo che la Regione dell’Umbria prenda ad esempio altre regioni e lasci i cattivi consiglieri». Questo l’invito’ che varie associazioni legate alle persone con disabilità rivolgono a palazzo Donini sul tema ‘Vita indipendente’: «Ha ragionato – spiegano – solo con due federazioni di carattere nazionale, le quali al loro interno hanno soggetti che gestiscono servizi trascurando in modo assoluto le famiglie e le associazioni dei disabili non aderenti alle federazioni sopra richiamate».

Il progetto A firmare la nota sono Insieme per te, l’Aucla (Associazione umbra celebrolesioni acquisite), Volare insieme, l’Afad (Associazione famiglie disabili Terni), Associazione Auret, Associazione comitato montinari Umbria, Dimensione autismo, Diamoci una mano onlus, L’Anpvi (Associazione nazionale privi della vista e ipovedenti), Ani onlus, Associazione Aila e Un volo per Anna: «Da tempo – sottolineano – è in essere un dibattito nel mondo della disabilità sulla vita indipendente, che modificherà in modo sostanziale la vita delle persone con disabilità e le loro famiglie. Questa nuova concezione di considerare il disabile una persona in grado di autodeterminarsi è divenuta patrimonio sia delle nazioni unite che dell’Europa. Il concetto di fondo si ispira ad un valore fondamentale che propone un progetto di vita costruito sulle vere aspettative della persona con disabilità».

L’esclusione e il chiarimentoNel percorso si è registrato un problema: «La Regione dell’Umbria fino ad oggi ha ragionato solo con due federazioni di carattere nazionale, le quali al loro interno hanno soggetti che gestiscono servizi trascurando in modo assoluto le famiglie e le associazioni dei disabili non aderenti alle federazioni sopra richiamate. Con tale metodologia – aggiungono – la stessa regione ha elaborato le linee guida che molte associazioni hanno contestato e solo dopo una richiesta di incontro si sono potuti chiarire i punti critici. Si evidenzia che le figure del consulente alla pari e delle Avi (Agenzie vita indipendente) nelle altre regioni italiane non sono inserite a nessun titolo nella procedura pubblica necessaria per richiedere e attivare i progetti di assistenza personale autogestita e che per le stesse non viene riconosciuto nessun compenso economico. Oltre ciò per il consulente alla pari non si richiede alcuna specializzazione, eppure il suo compito dovrebbe essere quello di accogliere la domanda ed indirizzare la famiglia o la persona con disabilità verso la costruzione del progetto, quindi con una grande responsabilita che se non esercitata con competenza, soprattutto nelle disabilita cognitivo-relazionali, potrebbe arrecare gravi danni».

Gravi lacune Le associazioni inoltre specificano che «ci risulta che negli anni passati a Terni sia stata fatta una sperimentazione solo su disabili motori senza il coinvolgimento di tutte le altre associazioni del settore, questo dimostra gravi lacune dal punto di vista politico e organizzativo da parte delle istituzioni a tutti i livelli. Nonostante a tale incontro vi fosse stata una presenza massiccia delle associazioni non aderenti ad alcuna federazione ma che in termini numerici rappresentano la maggioranza del mondo della disabilità, la Regione sembra non tener conto di questa discussione, ma sceglie la strada concordata in precedenza. Le associazioni e le famiglie aderenti al presente comunicato chiedono alla massima istituzione regionale di ripensare questa impostazione che potrebbe procurare dissenso pieno verso il progetto complessivo ed inoltre giudicano le dichiarazioni delle federazioni inaccettabili ed offensive chiarendo che le disabilità non sono solo motorie e che la libertà, uno dei pilastri del progetto stesso, stia restringendosi sempre più. Con queste premesse le famiglie, altro soggetto interlocutore fondamentale, interverranno quando il tutto sarà stato deciso».

Approccio sbagliato «Avevamo tanto sperato – proseguono – su questo nuovo approccio che considera la persona con disabilità ‘al centro’ e garantisce a lei la possibilità di scegliere al pari degli altri, in completa libertà con il supporto delle strutture preposte (uvm, assistente sociale, famiglia, specialisti), a chi affidare la predisposizione del proprio progetto di vita. Nella consapevolezza che le massime istituzioni internazionali considerano la piena autodeterminazione un pilastro di valori irrinunciabili, vediamo tanti soggetti pronti a partecipare, ad insegnare, a dire alle famiglie quello che devono fare. Le scriventi in questo caso cercheranno di ostacolare tutte quelle linee e condotte che cercano di imporre altre strade finalizzate solo verso altri obiettivi. Auspichiamo – concludono – che la regione dell’Umbria prenda ad esempio altre regioni e lasci i cattivi consiglieri».

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