Pistola, coltello e spray urticante, in dodici davanti al giudice per rapina e violenza

Nel gruppo criminale anche un investigatore privato. I colpi a danno di tabaccherie, banche, sale scommesse e gioiellerie

Patteggiamenti, abbreviati, rinvii a giudizio e anche un’assoluzione per la banda delle rapine che ha imperversato nella provincia di Perugia e di Arezzo tra il dicembre 2017 e il maggio 2018. Del gruppo criminale, composto dai dodici imputati, facevano parte anche due investigatori privati perugini. Le vittime delle rapine erano state aggredite con calci e pugni, bastonate e colpite anche da spray urticanti.

Secondo la Procura perugina, i componenti del gruppo (con accuse diversificate) avrebbero “suggerito e vigilato” su un colpo a danno di una commerciante cinese. Rapina non portata a compimento “per la reazione della persona offesa che riusciva a recuperare il borsello” nonostante i calci e i pugni sferrati dai rapinatori e la “pesante cassa acustica” lanciata contro la vittima, procurandole ferite giudicate guaribili in 25 giorni.

Altra contestazione riguarda la rapina a danno di un’agenzia di scommesse, compiuta con volto nascosto e pistola in mano, intimando all’addetto: “Dammi i soldi, dimmi dov’è la cassaforte altrimenti ti spacco la testa” e portando via 1.200 euro. Prima di fuggire rinchiudevano l’addetto in uno stanzino, dal quale usciva solo dopo venti minuti.

Altra rapina, questa volta a danno di una tabaccheria, dove asportavano 4mila euro, sempre dietro la minaccia di una pistola e un coltello: “Dammi i soldi, tira fuori la cassa”.

Il gruppo sarebbe responsabile anche di una rapina in banca, con minacce ad un ostaggio, portato fuori dall’istituto per proteggersi la fuga. In quell’occasione, armati di taglierino, i banditi avrebbero portato via 6.380 euro dalle casse della banca e 350 sottratti all’ostaggio.

Altra accusa riguarda la rapina a danno di una donna, nel parcheggio di un centro commerciale, dell’autovettura da utilizzare per un colpo. I malviventi si sarebbero avvicinati alla donna e ad una sua amica e dopo averle minacciate con un taser, avrebbero portato via l’autovettura.

Il colpo sostanzioso veniva portato a termine a danno di un’agenzia di scommesse di Corciano: 17.370 euro. Entrati nella sala scommesse con pistola e coltello, i rapinatori minacciavano il cassiere e si facevano consegnare il malloppo.

Quasi il doppio, 36mila euro, venivano rapinati ad un dipendente di un’azienda che stava depositando l’incasso alla cassa continua di una banca ad Ellera. I malviventi portavano via all’uomo che effetti personali e un mazzo di chiavi per aprire i macchinari elettronici della ditta disseminati in bar e locali. L’uomo veniva colpito con calci e pugni e raggiunto da un getto di spray urticante.

Ad Arezzo il gruppo criminale metteva a segno una rapina da 80mila euro di valore tra denaro, oro, gioielli, diamanti ed effetti personali. Uno del gruppo si era finto un cliente, era entrato in gioielleria, aveva immobilizzato il titolare, colpito da spray urticante, e poi aveva fatto entrare i complici. Minacciando il titolare (“Sparagli se non ti dà la chiave”) avevano aperto la cassaforte e razziato tutto.

Nel capo d’imputazione compare anche l’accusa di un’aggressione su commissione a danno di un avvocato perugino. Aggressione non andata a buon fine perché sventata dagli investigatori dopo aver intercettato il gruppo di malviventi e invitato “la persona offesa a non uscire di casa sino all’intervento dell’autorità giudiziaria”. Uno dei presunti partecipanti al gruppo criminale e nello specifico alla progettata aggressione, difeso dall’avvocato Francesco Gatti, è stato assolto. La vittima della progettata aggressione si era costituita parte civile tramite l’avvocato Francesco Di Pietro.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Francesco Maria Falcinelli, Paolo Salari, Federica Boldrini, Alessandro Francini, Elena Gori, Maria Salta, Tiziano Veltri, Giuseppe Innamorati, Filippo Bardazzi, Manuele Ciappi, Elisa Sforzi, Giuseppe Bonfante, Maddalena Maccarone e Daniela Paccoi.

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Due della banda sono stati rinviati a giudizio davanti al Collegio a maggio del 2021; l’investigatore privato ha patteggiato 4 anni, uno ha chiesto il rito abbreviato dopo che era stata respinta la richiesta di patteggiamento (accolta per gli altri sette del gruppo).

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