Serse Cosmi in aula, racconta quei "55 minuti di terrore" durante la rapina in villa

L'ex allenatore del Perugia calcio è stato ascoltato oggi, 8 aprile. Serse Cosmi ha ripercorso gli attimi di panico che visse insieme alla sua famiglia nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 2011, quando venne rapinato e malmenato da cinque malviventi

Non temeva per la sua incolumità, bensì per quella della figlia e della moglie, terrorizzate da cinque persone armate e disposte a tutto. A raccontarlo in un’aula affollato, oggi, 8 aprile, nel seminterrato del tribunale di Perugia, l’ex allenatore del Perugia calcio Serse Cosmi che ripercorre, incalzato dalle domande del pm Giuseppe Petrazzini, “quei 55 minuti di terrore”, come lui li ha definiti, vissuti nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 2011.

Una rapina studiata molto probabilmente nei minimi dettagli. “Quando sono entrati – racconta Cosmi – sapevano chi ero. Il capo disse infatti loro ‘questo è l’allenatore’, poi mi diedero dei colpi in testa con una pistola, ma senza ferirmi”. Il colpo avvenne intorno a mezzanotte. L’ex allenatore del Grifo si era addormentato sul divano insieme alla moglie, dopo una serata passata insieme a degli amici. Venne così svegliato dall’abbaiare dei cani, ma i coniugi Cosmi non diedero peso all’agitazione dei due animali, pensando che si trattasse semplicemente del solito gatto.

Erano invece i cinque rapinatori. Nascosti in giardino, aspettavano il momento giusto per agire. Tre entrarono dalla lavanderia sfondando la finestra. Due si introdussero nell’abitazione, riducendo in mille pezzi la camera della finestra della figlia. Fu proprio quest’ultima a chiamare a gran voce il padre, urlando: “Aiuto”. E mentre l’allenatore la stava andando a salvare si è visto bloccare da tre altre persone, spuntate all’improvviso al piano terra della casa, le stesse che si erano introdotte proprio dalla lavanderia.

Da qui si susseguono i racconti. Dettagliati e precisi, perché quei 55 minuti sembrano essere indelebili nella sua mente. “Ci fecero inizialmente stendere a terra – racconta ancora –, poi dissi loro di non avere nessuna cassaforte, ma che nell’interrato erano nascosti alcuni contanti, cinquemila o seimila, adesso non saprei dirlo. Oltre a quelli mia moglie aveva messo, insieme ai soldi, anche dei gioielli. Si sono ovviamente presi tutto”. Lo stesso interrato dove Cosmi, preso dall’ansia, rimase bloccato con due dei cinque, non ricordandosi di togliere il blocco alla porta e richiudendosela alle spalle senza possibilità di riaprirla. Fortunatamente una porta blindata riportò la situazione alla tranquillità e permise loro di uscire e rientrare in casa dal giardino.

“Su richiesta di mia moglie mi diedero anche dell’acqua”. Aveva infatti creduto di avere un malore, preso dal panico e vedendo “figlia e moglie davanti a quei cinque armati con delle pistole”. Dice di averli implorati e alla fine di aver parlato con quello che lui considera il capo. “Dovevo fare qualcosa, avere un dialogo con quel personaggio era l’unica cosa che potevo fare”: Una conversazione che si è tenuta sopra il letto di casa sua, mentre la famiglia era stata coperta con un lenzuolo. In fondo, seduto, il capo della banda con una chiave inglese in mano.

I rapinatori alla fine se ne andarono, mettendo tutta la refurtiva in un trolley di Voitton che venne poi ritrovato nel settembre 2011. Riconosciuto immediatamente grazie alle cerniere rotte e quelle S.C., iniziali appunto del noto calciatore.  

A finire in manette nel novembre del 2011 furono Gezim Kuka, considerato il capo della banda, Altin Hoxha, evaso da Regina Coeli e ritrovato in Albania, soprannominato anche occhi di ghiaccio, Gjolek Ballshani, Leo Ndreu e Artan Duda, ritenuti i responsabili di nove rapine in altrettante ville, oltre a quella di Serse Cosmi, nella provincia di Perugia. I reati ipotizzati a vario titolo sono rapina aggravata, porto abusivo di armi, sequestro di persona, lesioni e percosse.

Gli investigatori risalirono alla banda indagando sul traffico telefonico dei cellulari nelle aree dei colpi e grazie alle testimonianze delle vittime sono avvenuti i riconoscimenti. Di particolare rilieavo fu proprio quella dell’ex allenatore.

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I colpi – Il 31 maggio 2010 a Foligno, dopo aver picchiato il custode, vennero in fuga dalla prontezza del proprietario, ascoltato oggi in aula; 4 ottobre 2010 a Gualdo Tadino, in questo caso le vittime furono legate e bendate e i rapinatori si portarono via un bottino di 20 mila euro; 3 gennaio 2011 a Bettona a fare le spese della feroce banda fu un’ anziana picchiata selvaggiamente e minacciata di morte per un bottino di 1.700 euro; 10 gennaio 2011 a San Terenziano botte al padrone di casa e bottino di 600 euro; 14 gennaio 2011 Città della Pieve bottino di 500 euro più una pistola; 24 gennaio 2011 a Spoleto bottino 3 mila euro; 3 febbraio 2011 a Spoleto il padrone di casa venne picchiato con una chiave inglese per 200 euro; 3 febbraio 2011 a Todi proprietario picchiato e legato con un filo elettrico bottino 13 mila euro; 7 febbraio 2011 Taverne di Corciano si portarono via 80 mila euro, dopo una colluttazione con la famiglia; 22 febbraio 2011 Giano dell’Umbria proprietario pestato, parte un colpo di pistola bottino 5 mila euro.

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