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La storia, rapinatori incastrati da un travestimento eccessivamente vistoso

Credevano di farla franca, ma sono stati beccati dopo poco tempo grazie a un travestimento eccessivo che ha permesso ai carabinieri di mettere in manette il clan dei tre

A tradirli quel travestimento bizzarro grazie al quale speravano di farla franca. Parrucche troppo vistose che sono rimaste, però, ben impresse nelle riprese del servizio di videosorveglianza e nei ricordi dei testimoni. Quel rosso fuoco non ha, infatti, tardato a tradire il clan che dopo aver messo nel sacco ben 85.985 euro e 96 centesimi, ha dovuto far le spese con l’allarme lanciato proprio dalla direttrice della   Bps di Magione. La donna che, al momento della rapina, si trovava fuori dalla filiale, notando strani movimenti, ha lanciato immediatamente l’allarme, mettendo in fuga i tre. Ma la storia non finisce qui, perché è servita una lunga indagine prima di riuscire a “beccare” i tre rapinatori che sono dovuti comparire ieri, 28 gennaio, davanti alla Corte d’Appello di Perugia che ha confermato la sentenza emessa dal giudice Claudiani.

Si vede che quei  85.985 euro e 96 centesimi non gli erano sufficienti, dato che pochi giorni dopo hanno deciso di colpire di nuovo. Il caso vuole, però, che questa volta vengono presi solo poche ore dopo la seconda rapina. Ed è proprio nell’auto che i militari trovano le famose parrucche. Ad inchiodarli sembrerebbe, però, anche la testimonianza degli impiegati della Bps che hanno visto il volto di uno di loro, fornendo così un preciso identikit. Ulteriore prova secondo l’Accusa sarebbero, inoltre, quelle telefonate tra di loro, durante le quali, come si legge nel capo d’imputazione, si sarebbero dati degli appuntamenti. Ma il caso non finisce qui, se, infatti, due di loro sono stati condannati alla pena di due anni e 4 mesi, il loro legali (Marco Brusco, Giuseppe De Lio, Massimo Carbone e Carla Archilei) preannunciano il ricorso in Cassazione per i troppi lati oscuri, che a loro avviso, devono essere chiariti. 

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